domenica 21 dicembre 2025

Auguri

 Francesco Colucci e i Riformisti Toscani 

augurano un 2026 più libero, più giusto e più felice con la vittoria del SI al Referendum sulla Giustizia.



venerdì 14 novembre 2025

Bugie e omissioni d un Procuratore della Repubblica

Il Procuratore della Repubblica Gratteri è stato pescato con le mani nella marmellata.

Ha letto una notizia, rivelatasi falsa, in diretta televisiva in una TV nazionale, per difendere la casta privilegiata dei Procuratori della Repubblica, nel referendum confermativo della nuova legge sulla Giustizia.

Riforma che separa opportumente le carriere di chi preside all'Accusa da chi deve Giudicare, evitando l'anda e rianda fra i due ruoli e garantendo autonomia a chi deve decidere, sulle vita delle persone.

Riforma che toglie il sotto potere clientelare (do ut des) alle correnti della Magistratura, vero cancro dell'inefficienza di tutto il settore, con il sorteggio dei magistrati per i due nuovi CSM.

Il Procuratore Gratteri si è scusato di questo grave errore.

Rimane una domanda: visto che l'azione penale è ora e anche dopo la riforma obbligatoria, perchè non ha aperto un procedimento penale su chi e perchè gli ha propinato a lui e non solo a lui, questa notizia falsa, così grave?

E' forse un amico? Fuori il nome.



   

venerdì 31 ottobre 2025

Evviva! La riforma delle Giustizia è fatta.

Ora i Comitati per il SI: Enzo Tortora.

La separazione fra Magistratura inquirente e giudicante e lo svuotamento delle orripilanti “correnti politiche” dei Magistrati, è diventata legge.

Paludiamo a questo risultato politico e civico.

La Riforma è perfetta?

Certo che no, poteva senz’altro essere fatta meglio, come dice Matteo Renzi.

Ma ora è legge, manca solo la conferma del Referendum.

Una legge di Riforma può essere migliorata e ci batteremo per questo, ma la separazione delle carriere è cosa fatta, come lo è il sorteggio per il CSM, che cancellerà il sottopotere clientelare delle fazioni politicizzate.

Una battaglia storica di tutti i Riformisti, Liberali, Radicali, Democratici è stata certo portata a termine dalla Destra, ma con il sostegno di tutta la galassia di Centro: Azione, Liberaldemocratici, Radicali e l’astensione di Italia Viva.

Adesso dobbiamo far trionfare il SI al Referendum e noi Riformisti dobbiamo essere determinanti.

Occorre costituire subito Comitati per il SI riunendo tutte le forze Riformiste, Liberali, Radicali, Democratiche che facciano vedere chiaramente il nostro sostegno ad una idea di Riforma, che non ci soddisfa al 100% ma che abbiamo portato avanti da oltre trent’anni.

Proponiamo di intitolare questi Comitati a Enzo Tortora per dare ancor più un significato di sostegno civico a una battaglia che non può essere lasciata solo alla Destra visto il suicidio politico di una Sinistra ormai perduta alle grandi battaglie etiche.

Francesco Colucci, Riformisti Toscani



 

 

 

lunedì 10 marzo 2025

8 marzo:è nato il Partito Liberaldemocratico.

 Il Terzo Polo riprende forma e organizzazione.

Il sito del partito, con il Manifesto Programmatico e lo Statuto lo trovate all'indirizzo https://partitoliberaldemocratico.com/

E’ aperto il Tesseramento, il costo della Tessera è di euro 25, entro quest’anno 2025, verranno convocati i Congressi Provinciali, Regionali e Nazionale per l’elezione degli organi Dirigenti del Partito.

La preparazione dei Congressi e la gestione di questi mesi è demandata ad un

“Comitato per il Congresso del Partito Liberaldemocratico”, 

che dirigerà anche il Partito in via transitoria fino all’elezione del Segretario e dell’Assemblea Nazionale, ferma restando la legale rappresentanza in via transitoria in capo all’attuale Presidente Andrea Marcucci.

Ecco il Simbolo del Partito Liberaldemocratico.





giovedì 2 gennaio 2025

Alcuni pensieri attorno al Capodanno 2025 di Paolo Razzuoli

"Anno bisesto anno funesto". Raramente un detto popolare ha colto nel segno come per il 2024 che, viene da dire, "meno male che è finito". Un anno difficile,

che non ha visto soluzioni per nessuna delle crisi che ha ereditato dal precedente (conflitto Russia-Ucraina e crisi Medio Orientale), ma che ci ha riservato

anche tanti eventi estremi sul fronte climatico e, tanto per non smentirsi, si chiude con il grave incidente aereo accaduto in Corea. Sul finire ci ha

poi riservato la sorpresa della caduta di Hassad in Siria: vedremo come si evolverà la situazione in quel Paese, anche se, purtroppo i precedenti ce lo

insegnano, in quell'area la caduta dei dittatori viene seguita da complessi periodi di instabilità.

E rimanendo in quell'area, il 2024 si conclude con un altro fatto molto grave: l'arresto e la detenzione in Iran della giornalista Cecilia Sala. Una situazione

sicuramente molto complessa che, speriamo, possa risolversi al più presto.

 

Venendo alle cose politiche di casa nostra, penso che la novità più interessante sia il tentativo di riaggregazione di un polo liberal-riformista, dopo

l'irresponsabile scelta di andare divisi alle europee. Argomento su cui tornerò: speriamo che almeno su questo versante, il 2024 lasci un po' di buona

eredità.

Ma entriamo un po' più nel dettaglio dei vari scenari.

Se il 2024 è stato un anno di profondi cambiamenti, alcuni attesi – come le elezioni europee e americane – e altri del tutto imprevisti, come il collasso

del regime di Assad in Siria, il 2025 si annuncia come l’anno in cui i grandi attori mondiali saranno chiamati alla prova dei fatti. A trasformare insomma

piani, promesse e ambizioni in azioni concrete.

In Europa, il 2025 sarà la prova dei fatti innanzitutto per la nuova Commissione europea. La riconferma di Ursula von der Leyen, è avvenuta in un quadro

in cui la maggioranza che la sostiene è più fragile e meno coesa, proprio mentre le sfide che dovrà affrontare l’Europa crescono e si fanno sempre più

pressanti. I prezzi dell’energia oggi sono tre volte più alti che negli Stati Uniti, la produzione industriale dei grandi paesi europei ha accelerato il

suo (apparentemente inesorabile) declino, e i rapporti con gli Stati Uniti di Trump si preannunciano molto più tesi.

 

Non che manchino i piani (vedi il piano Draghi sulla concorrenza); ma occorrono risorse, che difficilmente potranno essere trovate in contesti politici

molto fragili.

Proprio qui emergono le fragilità dei due principali “motori” europei, che di riforme strutturali proprio non parlano. La Germania, che andrà al voto a

febbraio, deve fare i conti con un sistema economico che non è più sostenibile: energia russa a basso costo e esportazioni verso la Cina non si possono

più dare per scontate.

La Francia, invece, rischia di rimanere politicamente bloccata a lungo: le elezioni anticipate della scorsa estate e il divieto costituzionale di rivotare

entro un anno impediscono a Macron di provare a sbloccare la situazione, e al governo francese di agire con la forza necessaria per sanare i conti pubblici

e al contempo a trovare nuove strade di crescita.

Situazioni certo diverse, ma unite dal tratto comune di un quadro che non consente di affrontare le riforme di cui l'Europa ha urgente necessità.

 

Ed ora andiamo dall’altra parte dell’Atlantico dove il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, è una realtà concreta. Anche in questo caso, però, la prova

dei fatti arriva adesso. Dal 20 gennaio Trump dovrà dimostrare che le sue promesse non sono state solo un vociare indistinto ma di essere capace di dargli

concretezza. Dovrà scegliere quali e quante provare a realizzare subito, anche nel caso in cui mercati e opinione pubblica reagissero in maniera negativa.

Basta mettere in fila queste promesse per afferrarne la portata dirompente: imporre nuovi dazi alla Cina, ma minacciarli anche verso gli alleati (UE, Canada,

Messico); costringere i paesi europei della NATO ad aumentare ancora le spese per la difesa; espellere milioni di migranti irregolari; spingere la produzione

interna di petrolio e gas; abbassare le tasse senza approfondire le già alte disuguaglianze; licenziare decine di migliaia di dipendenti federali “alla

Milei”, semplificando norme e regolamenti; imporre un maggiore controllo presidenziale sulle decisioni della Fed sui tassi d’interesse.

Insomma, per l'Europa potrebbero arrivare tempi ancor più difficili: se ne accorgeranno anche quelli che hanno fatto e fanno l'occhiolino al nuovo inquilino

della Casa Bianca.

 

Il 2025 sarà l’anno della verità anche per la Cina. Xi Jinping, dopo aver ottenuto un terzo mandato nel 2022, conserva l’ambizione di rendere il proprio

un paese “pienamente sviluppato” entro il 2049, ma sa bene che al momento l’economia cinese è in bilico. La crescita sta infatti rallentando (si scenderà

forse sotto il 5% l’anno nel 2025); un dato che sta generando una sfiducia dei cittadini che il governo fatica a dissipare.

Ma torniamo in Europa. Il 2025 sarà un anno cruciale per capire che ne sarà delle grandi crisi alle nostre porte : quella in Ucraina e quelle (multiple

e incrociate) in Medio Oriente. Ci sarà una fine, o quantomeno una pausa, in queste guerre? E quanto queste sospensioni delle ostilità o de-escalation

saranno “giuste”? Quanto onerose?

Interrogativi che tutti ci poniamo, sperando che le ragioni della politica possano prevalere sulla forza delle armi.

Venendo ai temi di casa nostra, mi concentro sui movimenti che stanno interessando l'area liberal-democratica: tema che ad alcuno potrà sembrare marginale,

ma a mio avviso non lo è, posto che i suoi sviluppi potranno incidere sugli assetti ed equilibri di quadro politico.

Sulla inadeguatezza dell'attuale bipolarismo, o meglio "Bipopulismo", molto ho già scritto per cui non penso serva indugiarvi.

L'insuccesso delle liste diciamo "terzo poliste" alle elezioni europee non attesta certo la mancanza di uno spazio politico per tale proposta. Anzi, tenuta

presente la situazione a dir poco imbarazzante che ha preceduto la presentazione di quelle liste, il risultato ottenuto è stato sin troppo generoso.

 

Dopo quel risultato c'è chi ha fatto prevalere logiche di posizionamento personale, mentre altri hanno imboccato la strada più difficile: quella di cercare

ancora una volta l'aggregazione delle forze disponibili per la creazione di un nuovo soggetto di ispirazione liberal-democratica.

LO scorso 23 e 24 novembre a Milano, si è tenuto un interessante incontro fra tutte le forze disponibili a percorrere questa strada: un incontro in cui

si è potuta ascoltare la voce della politica vera, ed una forte volontà di coesione, pur nella consapevolezza degli ostacoli da superare.

Sarebbe un bellissimo regalo che il 2025 potrebbe fare al Paese, se potesse vedere la luce di questo progetto politico a cui sono impegnate realtà quali

"Orizzonti Liberali" di Luigi Marattin, i "Libdem" di Andrea Marcucci, esponenti della "Fondazione Einaudi", "NOS" di Alessandro Tommasi ed altri.

So bene dei fallimenti di cui è irta questa strada; ma la storia ci insegna che certe cose diventano possibili laddove un tempo non lo sono state. Quindi

la speranza è lecita, anche se la consapevolezza richiama la cautela.

Ovviamente ci sono tanti altri temi su cui l'Italia dovrà interrogarsi; e dovrà farlo nella consapevolezza che l'intero sistema Paese è chiamato ad un serio

sforzo di analisi e di autocritica. Dovrà certamente interrogarsi la politica, da tempo ormai incapace di dare risposte alle esigenze di cambiamento della

società, ma dovrà farlo altresì la società stessa, nel chiedere alla politica una capacità di visione e non soltanto il soddisfacimento di interessi corporativi.

Il Presidente della Repubblica ne ha tracciata una foto molto dettagliata, nel suo messaggio di auguri per il nuovo anno.

MI piace qui riportare le ultime parole di quel messaggio: "Siamo chiamati a consolidare e sviluppare le ragioni poste dalla Costituzione alla base della

comunità nazionale. È un'impresa che si trasmette da una generazione all'altra. Perché la speranza non può tradursi soltanto in attesa inoperosa. La speranza

siamo noi. Il nostro impegno. La nostra libertà. Le nostre scelte."

 Lucca, 1 gennaio 2025



 

martedì 12 novembre 2024

Assi viari lucchesi: finalmente!

I Riformisti plaudono alla decisione della Regione Toscana e del Comune di Capannori si sbloccare l’iter autorizzativo per realizzare l’Asse viario Nord Sud.

Ci sono stati molti ritardi per le indecisioni e divisioni nel PD, ma scelta finale e coraggiosa del Presidente Giani e l’Assessore Baccelli va apprezzata e condivisa.

Viene dato il via alla realizzazione di un’opera essenziale per lo sviluppo della Valle del Serchio e della Piana Lucchese, che liberà anche la circonvallazione e le Mura monumentali di Lucca dal traffico pesante.

Viene sconfitta finalmente la linea del no a tutto dell’ex Sindaco e Presidente della Provincia, Menesini, sul viale del tramonto e si vedono prevalere nuove linee politiche coraggiose da promettenti giovani politici.

Adesso da Regione, Lucca e Capannori ci attendiamo la velocizzazione del raddoppio ferroviario, altra opera essenziale, in grave ritardo realizzativo.

Francesco Colucci, Riformisti di Think Tank Reformists



sabato 12 ottobre 2024

ORIZZONTI LIBERALI: VERSO IL PARTITO LIBERAL-DEMOCRATICO

 Convocazione Assemblea degli Associati 26 Ottobre 2024

 Caro/a amico/a ,

nel ringraziarti di aver scelto da subito di far parte della comunità di Orizzonti Liberali, siamo qui a convocare - in ottemperanza all’articolo 26 dello Statuto - la prima Assemblea degli Associati in prima convocazione sabato 26/10 alle 6:30 di mattina ed in seconda convocazione sabato 26/10 alle 10:30 presso il Best Western Premier Hotel Royal Santina - Via Marsala 22 | 00185 - Roma (RM), con il seguente ordine del giorno:

1) Elezione Presidente e successivi adempimenti

2) Organizzazione evento “Il Coraggio di Partire - il cantiere per il futuro partito          Liberal-democratico” a Milano il prossimo 23-24 novembre

3) Analisi situazione politica nazionale e locale

4) Organizzazione dell’associazione su base regionale e provinciale

5) Varie ed eventuali

I lavori proseguiranno fino alle 16.00 del 26/10.

Ti preghiamo di confermare la tua presenza a Roma compilando questo format

L’assemblea è convocata in presenza, con possibilità di seguire i lavori da remoto senza tuttavia possibilità di voto in questa modalità.

Per le modalità di espressione della propria candidatura a presidente verrà inviato nei prossimi giorni un regolamento apposito.

Cordiali saluti.

Eric Zaghini, Il rappresentante legale di Orizzonti Liberali




 

 

martedì 1 ottobre 2024

Meno spesa meno tasse: anzitutto un problema di autorevolezza della politica di Paolo Razzuoli

Il pesante debito pubblico italiano non è un dato recente. Ho controllato le dichiarazioni programmatiche rese al Parlamento all'atto della richiesta di

Fiducia di molti dei tanti Presidenti del Consiglio che si sono succeduti dagli anni '80 in poi, e tutti hanno posto l'accento sulla necessità di ridurre

il fardello del debito pubblico. Salvo poi, soprattutto in alcuni casi, aver fatto una politica che proprio su fattori di ampliamento di tale debito ancorava

la ricerca del consenso elettorale.

Ciò soprattutto a partire dagli anni '80, allorché venendo sempre meno l'adesione ideale ai partiti, che già davano segnali di avvitamento in una spirale

di decadenza che li condurrà all'implosione, il consenso è stato sempre più ricercato mediante l'elargizione di sussidi, prebende e privilegi.

Un trend interrotto solo dai cosiddetti "Governi tecnici", una anomalia tutta italiana, a cui si è fatto ricorso in alcuni momenti in cui l'acuirsi della

crisi della politica non ha consentito di fronteggiare situazioni di particolare gravità emergenziale come, ad esempio, al momento dell'insediamento del

Governo Monti nell'autunno del 2011.

E per fortuna sono intervenuti i vincoli europei, che hanno costretto a contenere il disavanzo entro certi parametri. Non credo di dire una sciocchezza,

affermando che senza tali vincoli la politica avrebbe con ogni probabilità fatto peggio...

Aggiungo che la Riforma del quadro di revisione della spesa pubblica ("spending review") costituisce una delle riforme previste dal Piano Nazionale di

Ripresa e Resilienza (PNRR).

E' infatti dalla politica che credo si debba partire per cercare di rispondere alla domanda fondamentale: perché, nonostante che a parole ci sia piena consapevolezza

del problema, nessuno finora è riuscito a mettere in campo vere strategie di contenimento del debito?

Ebbene, credo che la risposta possa essere trovata nella incapacità della politica di possedere quella autorevolezza e quella forza senza le quali non

si può immaginare di affrontare un tema così complesso, così impattante su molti e diffusi interessi, sempre pronti ad erigere argini a qualsiasi ipotesi

che tali interessi possa ridimensionare.

Interessi che, puntualmente, trovano sempre gli strumenti per bloccare qualsiasi seria riforma, ricattando una politica sempre più avvitata nella ricerca

del consenso immediato, in barba ad una visione di lungo orizzonte, che invece costituisce il vero banco di prova di una classe politica che sappia guardare

alle prossime generazioni e non esclusivamente alle prossime elezioni.

Al di là delle semplificazioni e degli slogan, ridurre il disavanzo del bilancio pubblico non è certo operazione facile.

Come di tutta evidenza - posto che il deficit viene valutato in rapporto al Pil - occorre intervenire su due versanti, entrambi attualmente critici: quello

della crescita, quindi della competitività del sistema Paese da un lato, e quello di una seria e non superficiale analisi dei fattori distorsivi di spesa

dall'altro.

Versanti che richiedono una forte azione riformatrice, che solo una politica credibile, forte e sufficientemente coesa può far accettare all'opinione pubblica.

E' veramente molto arduo pensare che una politica sempre pronta a strumentalizzare tutto per ragioni di consenso, trasformando anche i problemi più seri

in un teatro di marionette, possa far fronte ad un impegno gigantesco, imposto da una società estremamente frammentata, in cui si muovono molteplici e

solidissimi interessi corporativi, fortemente conservatrice e sempre pronta a reagire qualvolta qualcuno provi a mettere in discussione l'attuale assetto.

A nessuno può sfuggire che ogni qualvolta qualcuno ha cercato di compiere qualche azione di razionalizzazione, o un sindacato o un comitato è sorto in

difesa degli interessi che si ritenevano lesi, così come settori della politica sono sempre stati pronti a cavalcare la protesta, quando ciò è stato ritenuto

utile per ragioni di bottega.

A scopo meramente esemplificativo, e non certo esaustivo, indico alcuni ambiti di intervento per la riduzione della spesa: ambiti che si tradurrebbero anche

in uno stimolo alla crescita ed alla competitività, dando così senso a quello stretto intreccio sussistente fra questi due fattori.

1) Analisi costi-benefici. - Anzitutto occorre partire da una seria volontà di indagare il rapporto costi-benefici, partendo dal presupposto che un importante

salto di qualità dei servizi potrà essere ottenuto anzitutto cercando di "spendere bene" e non, come da certi settori di pensiero sembra credersi, spendendo

sempre "di più".

2) Semplificazioni procedurali. - In Italia le procedure, sia per le persone che per le imprese, sono particolarmente gravose; una loro semplificazione

porterebbe benefici per tutti, e comporterebbe minor costi per l'apparato pubblico. Un fattore di efficientamento della P.A. potrebbe essere prodotto da

una massiccia estensione del principio del silenzio-assenso, e da una radicale semplificazione degli strumenti di giurisdizione civile ed amministrativa.

3 Invasività e costo della burocrazia. - In Italia l'intervento pubblico risulta particolarmente invasivo, e si esplica in una enorme ed abnorme quantità

di lacci e lacciuoli. Inoltre la burocrazia è costosa ed inefficiente, essendo anche progressivamente stato eliminato qualsiasi criterio meritocratico

nella valutazione delle performances.

4) Va tutelata la spesa sociale. - Quando si parla di debito pubblico, si citano sempre i pensionati, la spesa sociale e quella sanitaria. Ebbene, il tema

vero è quello dell'individuazione degli elementi distortivi di spesa in questi ambiti, non certo di un loro taglio indiscriminato, soprattutto pensando

agli scenari con cui dovranno confrontarsi le prossime generazioni. La tutela della coesione sociale è infatti un valore primario di una società giusta,

ordinata ed ispirata ai valori della nostra civiltà.

5) Costi degli apparati pubblici. - Un settore su cui è sicuramente possibile intervenire è quello dei costi diretti ed indiretti della politica e, più

in genere, degli enti pubblici. Al di là di incomprensibili privilegi assegnati ad alcune categorie (esempio personale delle Camere, del Quirinale, della

Banca d'Italia, della Corte deiConti o della Corte Costituzionale), vanno ricordati gli enormi costi per le consulenze, per i vari consigli di amministrazione

delle partecipate a livello locale, per i costi del complesso degli enti pubblici (non serve elencarli), che potrebbero essere ridimensionati mediante

una loro razionalizzazione. Insomma, c'è un ampio parterre di enti inutili che o andrebbero soppressi o quantomeno razionalizzati.

6) Costo delle opere pubbliche. - In Italia il costo delle opere pubbliche risulta mediamente superiore a quello degli altri Paesi UE. Normalmente si parte

con una previsione, che poi - puntualmente - risulta sempre sforata. Evidentemente c'è qualcosa che non funziona, o nella capacità di lavoro della Pubblica

Amministrazione, o in una legislazione che consente di fare furbate. Comunque sia, è un ambito su cui occorre intervenire. E qui ribadisco il tema della

qualità della dirigenza, che deve rispondere a criteri meritocratici e non a fattori di appartenenza politica.

Si potrebbe andare ulteriormente avanti, ma non credo che ciò risulti utile. Ciò che invece mi pare debba essere ribadito è che, senza un salto di qualità

della politica, l'obiettivo di riduzione della spesa pubblica risulterà illusorio. Almeno sino a quando, eventuali situazioni traumatiche, non impongano

scelte draconiane. un contesto questo non certo auspicabile giacché, nelle situazioni di emergenza, finiscono sempre per prevalere gli interessi dei più

forti...

Ho trattato il tema della riduzione della spesa, senza affrontare sinora quello della riduzione della pressione fiscale. E' chiaro che, al netto dalla demagogia,

i due temi sono intrecciati: senza la riduzione della spesa pubblica, mai si potrà affrontare quello della riduzione della pressione fiscale.

Tema spinoso, anche perché in Italia, accanto ai cittadini onesti che di tasse ne pagano troppe, c'è una ampia fascia di cittadini che di tasse ne pagano

poche rispetto ai loro redditi.

Ad ogni approvazione del bilancio dello Stato (un tempo si chiamava Finanziaria) riemerge, come un fiume carsico, il tema della lotta all'evasione fiscale.

Pur non essendo un esperto di politiche fiscali, Mi pare che vada auspicata una riforma basata sul contrasto di interessi fra il cittadino ed il prestatore

d'opera, unico mezzo per ridurre al minimo l'evasione fiscale.

Spero di essere riuscito ad illustrare la mia tesi secondo cui, "meno spesa meno tasse" è anzitutto un problema di qualità e di autorevolezza della politica, una "precondizione" a monte, senza cui questo - come tanti altri nodi che attendono di essere sciolti - rimarranno irrisolti.

In questa prospettiva, il titanico progetto di creazione di una forza liberal-riformista di cui Orizzonti Liberali è uno step unitamente ad altre esperienze,

va nella direzione giusta.

L'affermazione di un soggetto ispirato ai valori ed alla prassi politica del liberal-riformismo sarebbe un fattore di stabilizzazione e crescita del sistema

Paese, sia per la sua storia e tradizione politico-culturale, sia per l'equilibrio di cui in ogni circostanza ha dato prova.

E' un'impresa difficilissima, a cui augurare la riuscita. Sarebbe un bene per il nostro "Sistema Paese".

 

Lucca, 30 settembre 2024

 


martedì 24 settembre 2024

I Riformisti e le elezioni in Provincia.

I Riformisti auspicano che ci sia una discontinuità politica nella gestione della Provincia, con le prossime elezioni di fine settembre.

La fallimentare Presidenza Menesini, con il PD silente e passivo, che è costata alla nostra popolazione milioni di euro, per errori e ritardi nelle principali opere pubbliche, dal Ponte sul Serchio, agli Assi Viari, al raddoppio Ferroviario, non deve trovare continuità nel nuovo Presidente e nella nuova Giunta.

Menesini si ripresenta per essere eletto assessore nella lista del PD.

Una sua elezione sarebbe la conferma e la continuazione della sciagurata sua gestione in danno di tutta la popolazione della Valle del Serchio e Garfagnana, di Lucca e la piana, come è stato fino ad oggi.

I Riformisti fanno appello ai Sindaci e ai Consiglieri di tutti questi Comuni, al di là della loro colorazione politica, perché si privilegi una scelta di discontinuità con la gestione Menesini per il rispetto delle popolazioni di quei territori che hanno avuto danni evidenti nelle loro vite e nelle loro attività economiche da errori, mancate scelte, ritardi e boicottaggi.

Francesco Colucci, Riformisti.



 

 

domenica 22 settembre 2024

Uguaglianza meritocratica e competitiva di Paolo Razzuoli

 Sul senso dell'uguaglianza si è scritto e detto moltissimo, a partire dalla filosofia classica. Qui non voglio certo addentrarmi nella storia di come le epoche e culture hanno interpretato questo concetto. Mi limito ad un interrogativo di fondo: "che cosa significa uguaglianza?" Di quale uguaglianza parliamo?" la politica fa ampio uso di questo termine; Usiamo questa parola moltissime volte durante la giornata e, spesso, per rivendicarne un significato preciso. Ma siamo proprio sicuri di intendere la stessa cosa? Perché di uguaglianza si può parlare in tanti modi e con significati diversi. In estrema sintesi, forse eccessivamente semplificatoria, credo si possano elencare tre principali concetti di uguaglianza che si sono scontrati negli ultimi due secoli. Il primo è quello di uguaglianza giuridica, il che vuol dire che non ci devono essere leggi che valgono solo per un certo tipo di cittadini, il primo, il secondo e il terzo stato, o per una certa casta, ma che i diritti fondamentali (solitamente civili e politici) sono garantiti a tutti. Il secondo concetto è quello dell'uguaglianza delle opportunità o, "delle chances, o dei punti di partenza", cui si aggiunge necessariamente il principio del merito per la determinazione dei risultati. Il terzo è quello dell'uguaglianza di fatto, quello dei punti di arrivo per cui tutti debbono avere le medesime risorse. Se dovessimo illustrare queste diverse idee di uguaglianza facendo riferimento a una corsa, il concetto di uguaglianza giuridica ci direbbe che la gara è giusta se vince chi taglia per primo il traguardo, non chi ha il titolo di conte, barone, marchese, e così via. Il concetto di uguaglianza delle opportunità ci direbbe che una società è giusta se, partendo da uno stesso punto, vince chi taglia per primo il traguardo senza aiuti di sorta, ma solo in base al proprio merito, alla propria volontà, al proprio senso di responsabilità. In questa visione il criterio del merito diventa il criterio "giusto" per l'attribuzione dei premi proprio perché esiste anche un'uguaglianza delle opportunità. Il concetto di uguaglianza di fatto o dei punti di arrivo ci direbbe che una società è giusta se tagliano il traguardo tutti insieme, dandosi la mano. A questi tre modi di intendere l'uguaglianza, corrispondono altrettante visioni politiche: Il primo caso (uguaglianza giuridica), ci propone il modello liberale ottocentesco: lo stato deve fare in modo che la legge sia uguale per tutti, ossia deve garantire che il premio venga dato a chi effettivamente ha tagliato il traguardo per primo. Non è però compito dello stato quello di verificare se, e garantire che, tutti abbiano avuto le stesse possibilità di tagliare il traguardo per primi. Nel secondo caso (uguaglianza delle opportunità), non solo lo stato deve garantire l'uguaglianza giuridica, ma deve anche garantire un'adeguata uguaglianza dei punti di partenza. Ed infine il terzo caso (uguaglianza di fatto), è compito dello stato garantire che tutti taglino il traguardo insieme, il che vuol dire che chi è naturalmente più veloce deve dare una mano a chi è naturalmente più lento. Come dicevo sopra si tratta di una schematizzazione assai semplicistica, ma mi sembra possa rendere efficacemente l'idea di come il concetto di uguaglianza possa essere declinato in modi deltutto diversi. Ne deriva che quando si sente parlare dalla politica di uguaglianza, occorre chiedersi cosa realmente con ciò voglia intendersi, giacché a seconda del significato che le si attribuisce, si evoca un certo modello di società Le società differiscono nella misura in cui si dà prevalenza all'uno o all'altro concetto di uguaglianza e a quanto lo stato si debba impegnare per garantire la realizzazione dell'uno o dell'altro concetto. Temi fondamentali e discriminanti, per orientare le scelte elettorali. Sempre in estrema sintesi, si associa spesso al "liberismo" il concetto di uguaglianza di fronte alla legge, alla "democrazia sociale" quello di uguaglianza nei punti di partenza e al "comunismo" quello di uguaglianza nei punti di arrivo. Ebbene, qual'è l'idea di uguaglianza in una moderna società democratica, secondo la visione di una prospettiva libheral-riformista? Ecco la mia risposta. Circa l'uguaglianza di fatto, quella cioè riconducibile ad una visione comunista, la storia già si è incaricata di darci la risposta. Abbiamo già visto quali danni possono fare le visioni millenaristiche e massimaliste. basta citare Salvemini: "Se l'uomo pretende il paradiso negando il purgatorio, sicuramente avrà l'inferno". E l'inferno hanno avuto coloro che per buona parte del XX secolo sono stati posti sotto il giogo del comunismo. La sola "uguaglianza formale" ormai non è più sufficiente perlomeno in Europa, dove si è affermato un umanesimo che ha comportato, se pur in modo diverso, lo sviluppo e l'affermazione di politiche di Welfare e di pisioni ispirate ad economie sociali di mercato. A questo proposito può essere interessante riguardare l'opera dell'economista cattolico tedesco Wilhelm Roepkee. Rimane l'uguaglianza delle opportunità: quella che mi sembra più coerente con la visione liberal-democratica, in una moderna società. Quindi "uguaglianza" per consentire a ciascuno di potersi realizzare ma, allo stesso tempo, spazi di libertà per potersi affermare secondo il proprio merito e le propie capacità competitive. Ovviamente nel rispetto della dignità della persona, quindi garantendo anche a chi rimane indietro, le condizioni per una vita dignitosa. Quindi nel solco del "Welfare State", e di una visione ispirata all'economia sociale di mercato. Uguaglianza delle opportunità che in Italia affonda le radici nell'Art. 3 della Carta Costituzionale che così testualmente recita: " Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese." Analogamente per l'istruzione all'art.34 dove si fa riferimento al merito: "La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso." Come si vede, parlare di uguaglianza meritocratica e competitiva non è così contraddittorio. L'uguaglianza delle opportunità non esclude in alcun modo il merito e la competitività. Anzi, entrambi sono stimoli fondamentali per la crescita, senza la quale vengono meno anche gli strumenti per garantire parità di condizioni di partenza. Senza crescita si ferma anche quell'ascensore sociale che può garantire a ciascuno di compiere il proprio percorso secondo le proprie capacità ed il proprio merito. In Italia, la meritocrazia e la competitività hanno sempre trovato vita difficile, e chi ha provato a mettere in campo qualche idea per stimolarle non ha avuto fortuna. Il merito, soprattutto dalla fine degli anni '60 in poi, ha trovato diffuse ostilità a partire dal mondo della scuola, dove l'idea di uguaglianza è stata interpretata come uguaglianza di arrivo, con il conseguente abbassamento del livello dell'istruzione ora sotto gli occhi di tutti. Analogo ragionamento riguarda la Pubblica Amministrazione, in cui è stato abbattuto qualsiasi criterio meritocratico, agganciando gli scarni avanzamenti di carriera al solo parametro dell'anzianità di servizio. Circa la competitività, trova ostacoli nelle difese corporative, che si innalzano ogni qualvolta si tenta di immettere nel sistema qualche boccata di aria nuova in questa direzione. Ebbene, proprio su questo terreno un progetto politico liberal-riformista dovrebbe trovare la capacità di una sintesi all'altezza delle sfide del tempo che viviamo: Garantire una effettiva uguaglianza delle opportunità, in un contesto di libertà che consenta a ciascuno di esprimersi, con le proprie capacità, con il proprio coraggio, con la voglia di sapersi mettere in gioco. In poche parole, valorizzando finalmente il merito e la competitività. E' una sfida difficile: ma senza coraggio non si riuscirà a risollevare questo Paese da quella sorta di torpore in cui sembra essersi adagiato. 

Lucca, 21 settembre 2024




sabato 14 settembre 2024

Italia Viva e Orizzonti Liberali…verità.

I Riformisti sono abituati in politica a trasparenza e chiarezza, che esplicitiamo in tre punti.

Primo: mesi fa, prima dell’infausto ribaltone renziano, abbiamo rinnovato la tessera a Italia Viva, siamo iscritti e resteremo iscritti.

Secondo: condividiamo fermamente la creazione da parte di Luigi Marattin dell’Associazione “Orizzonti Liberali, verso il Partito Liberal-democratico”. La sosterremo, l’aiuteremo a crescere, ne saremo partecipi attivi, per arrivare a una Costituente per un grande Partito di Centro, equidistante da sinistra e destra.

Siamo convinti che a questa Costituente ci saranno anche la maggior parte degli iscritti di Italia Viva, salvo gli “orfani del PD” che torneranno a casa con la coda tra le gambe.

Terzo: parteciperemo al Congresso di Italia Viva, sempre che Matteo non cambi idea per la quarta volta, per contrastare la nuova linea renziana di partecipazione ad un polo sinistrorso assieme a grillini e vetero comunisti.

Una Mossa del Cavallo? No, sembra più una Mossa del Bardotto!

Sosterremo nel Congresso la politica che Matteo ci ha insegnato per 5 anni, fino a due mesi fa: una collocazione al Centro da Liberal-democratici.

Una posizione chiara, senza se e senza ma. Sinistra e destra per noi pari sono.

Confidiamo che gli schiaffi presi da Renzi, dai suoi nuovi alleati che anela, da Prodi a Bonelli, da Conte a ¾ del PD, lo inducano ad una pausa di riflessione e ad un ritorno alla linea politica e agli obiettivi che sono stati alla base della fondazione di Italia Viva cinque anni fa, a cui i Riformisti erano in prima fila.

I Riformisti nei prossimi mesi lavoreranno a viso aperto sia per il successo di Orizzonti Liberali che per una mozione congressuale che respinga il Campo largo e porti Italia Viva a partecipare alla futura Costituente di un nuovo Partito Liberal-democratico con tutti coloro che ci staranno.

Francesco Colucci, Riformisti Toscani x il Blog Think Tank Reformists  

 





martedì 10 settembre 2024

E' Uscito l'ultimo libro di Luigi Marattin...considerazioni del Prof. Paolo Razzuoli

E' in libreria, e sui siti che offrono libri, l'ultimo lavoro di Luigi Marattin: 

"La missione possibile. La costruzione di un partito liberal-democratico e riformatore", edito da Rubbettino.

Luigi Marattin, Docente Universitario di economia Politica, Deputato sino a ieri di Italia Viva ed ora nel gruppo misto, è una delle figure di riferimento di chi, in Italia, crede nella possibilità di dar vita ad un polo liberal-riformista. Una prospettiva non certo facile, ma certamente impossibile se lasciata nelle mani di figure capricciose ed egocentriche come si sono dimostrati Renzi e Calenda.

L'Italia è un Paese Difficile per la cultura liberal-riformista, ma non si può certo dire che in questi anni sia stato fatto quanto necessario per diffonderne una proposta credibile, e per offrirne adeguati strumenti di organizzazione della rappresentanza politica.

E ciò nonostante, alle politiche del 2022 è stato sfiorato l'8%, e nelle ultime europee ci siamo andati vicini, se pur in presenza della sciagurata divisione fra Renzi e Calenda, che concretamente ha vanificato il consenso ricevuto.

Insomma, nelle condizioni date non si poteva sperare di più. 

Il tema vero non è pertanto quello del fallimento della prospettiva terzopolista; è invece quello della capacità di organizzarla, darle contenuti, presentarla con credibili e seri strumenti di organizzazione della rappresentanza politica.

Luigi Marattin è una delle figure che più si sono battute per l'affermazione della prospettiva terzopolista. Si è battuto sino in fondo per evitare le divisioni alle europee e, dopo le ultime giravolte di Renzi ha deciso di lasciare Italia Viva per imboccare un percorso di condivisione di prospettiva con altri soggetti, e per questo ha costituito l'Associazione "Orizzonti liberali".

Iniziativa che non poteva avere battesimo migliore: quello di essere accompagnata da un libro in cui si analizzano i contesti storico-politici e si delinea l'idea di società di un progetto liberal-democratico.

Invitando a leggerlo, riporto uno stralcio della presentazione estratto dal sito dell'editore:

"Si dice che al centro dello spazio politico ci sia una prateria. Ma nessuno negli ultimi 30 anni ha saputo percorrerla. Neanche quando, con la radicalizzazione

di centrodestra e centrosinistra, le condizioni si sono fatte più favorevoli. Forse perché dopo aver avvistato la prateria nessuno ha saputo o voluto sellare e preparare adeguatamente il cavallo e lanciarsi al galoppo evitando di cadere al primo ostacolo.

Questo libro delinea i contorni di un’offerta politica liberal-democratica alternativa agli attuali schieramenti. 

La prima parte è dedicata all’analisi del passato: qual è il problema italiano, perché le spiegazioni che centrosinistra e centrodestra danno di tale problema sono fallaci e quale sia invece un’analisi liberal-democratica di come e perché l’Italia si trovi nella situazione attuale. 

La seconda parte guarda al futuro: quale idea di società a cui ispirarsi, come ricostruire un’organizzazione partitica per veicolarla e quali le principali politiche per realizzarla.

Lucca, 10 settembre 2024







lunedì 9 settembre 2024

Fondazione Orizzonti Liberali di Luigi Marattin: una grande occasione.

Luigi Marattin ha deciso di uscire da Italia Viva e costituire la Fondazione Orizzonti Liberali per partecipare ad una Assemblea Costituente liberaldemocratica, aperta a tutti, compresa Italia Viva, per la fondazione di partito unitario con Libdem, le altre sigle della galassia Liberale e Riformista e chi, da Azione, vorrà partecipare.

Un atto coraggioso per riprendere dall’inizio il discorso di un partito al centro dello schieramento politico Italiano.

Né con la sinistra né con la destra

I Riformisti concordano con l’analisi fatta e la linea politica annunciata da Luigi, che poi è quella di Matteo, fino a poche settimane fa.

Aspetteremo l’Assemblea del 28 settembre, nella speranza che Renzi si renda conto dell’errore di valutazione fatto.

Non è stata una Mossa del Cavallo, ma la Mossa del Bardotto, rimanendo nel campo equino.

Nel Campo Largo nessuno lo vuole, da Romano Prodi al 95% del PD… ai grillini e agli estremisti di sinistra.

Lo vogliono lapidare, nel mezzo al guado, dopo averlo umiliato, come nella richiesta di abbandonare il Sindaco di Genova.

I Riformisti si augurano che nella Assemblea Nazionale del 28, Matteo abbia l’intelligenza e la capacità di tornare indietro: è sempre in tempo.

Fino a quella data saremo con lui…poi… MAI con i Grillini e i vetero Comunisti, come ci ha insegnato Matteo.

Francesco Colucci, Riformisti Toscani



domenica 8 settembre 2024

Toscana Pride: ieri non hanno sventolato le bandiere di Israele e Ucraina

I Riformisti e il Blog Think Tank Reformist hanno aderito a Toscana Pride ma ieri non hanno sventolato le bandiere di Ucraina e Israele.

I capigruppo della maggiorana ci avevano invitato ad evitare tensioni e possibili incidenti.

Anche la squadra politica della Questura ci ha chiesto di riflettere sulle possibilità che si creassero contestazioni nel corteo, imprevedibili da gestire.

Per questo e per senso di responsabilità abbiamo ripiegato le bandiere di Ucraina e Israele senza farle sfilare, pur non condividendo tale richiesta.

Al Sindaco, al Presidente del Consiglio Comunale e ai Capi Gruppo di maggioranza, che ci hanno chiesto di fare un passo indietro e che abbiamo responsabilmente fatto, chiediamo un evento il prossimo 7 ottobre a ricordo dei tragici fatti dell’anno passato.

Un Consiglio Comunale aperto o un dibattito o un convegno, quello che si riterrà più opportuno, sulla situazione in Medio Oriente e in Ucraina, magari con la presenza del Ministro degli Esteri Tajani.

Non possiamo far passare sotto silenzio le ricorrenze di fatti atroci che hanno innescato guerre sanguinose in Europa e Palestina.

Ne possiamo accettare che si continui a mistificare su chi ha dato inizio alla atroce guerra in Palestina, con una strage di migliaia di civili inermi e giovani che si divertivano a ballare e chi è il vile aggressore dell’Ucraina per soffocarne la libertà: il Presidente Russo, Putin.

Francesco Colucci, Riformisti x TTR




venerdì 6 settembre 2024

Matteo ha ritrovato il senno…plaudiamo

Matteo Renzi nella news letter di oggi ha scritto:  

Come sapete nelle settimane scorse quattordici membri dell’assemblea nazionale e un parlamentare hanno firmato un documento per chiedere di posticipare il tesseramento al 30 novembre e di effettuare un nuovo congresso da indire entro l’anno. 

Ho detto ieri a Cerasa che intendo proporre all’Assemblea di accogliere entrambe le richieste così da valorizzare al massimo il dibattito interno e la democrazia interna.

Come Riformisti non possiamo che plaudire a questo nuova decisione di Matteo…prima Congresso subito…poi nessun Congresso…ora nuovamente Congresso subito...ma va bene così.

Si vede che la reazione della base di Italia Viva fortemente contraria ad un ribaltone repentino e totale di linea politica senza fare un Congresso ha fatto riflettere Matteo su quella che sarebbe stata la fine ingloriosa del nostro Partito dopo una scissione dell’atomo.

Crediamo anche che le parole offensive e ingiuste di Romano Prodi abbiano aperto gli occhi a Matteo su cosa gli aspetterebbe nel maleodorante Campo largo...genuflessione, cilicio e crocifissione.

Prendiamo atto di questa nuova presa di coscienza che Italia Viva è il partito di tutti noi e non di uno solo e continueremo come Riformisti a lavorare con impegno per il successo di Matteo e di Italia Viva.

Francesco Colucci Riformisti x TTR



lunedì 2 settembre 2024

Onoriamo SANDRO PERTINI, combattente per la libertà.

 


Mercoledì 4 settembre alle ore 12, il Sindaco di Lucca, Mario Pardini inaugurerà una nuova strada intitolata a Sandro Pertini, Comandante Partigiano, Presidente della Repubblica e leader storico socialista.

Vi chiedo di essere presenti a testimoniare che la battaglia che abbiamo fatto per questa intitolazione era battaglia di popolo.

In particolare, mi rivolgo agli amici socialisti per una loro testimonianza.

L’appuntamento è alla nuova rotonda sulla Sarzanese, prima di Nave.

Francesco Colucci, 3480533233



Perché il Presidente della Provincia non può essere di continuità a Menesini.

 La Presidenza Menesini ha fatto più danni della grandine al territorio lucchese.

Ponte sul Serchio: un grave errore della Provincia nella preparazione degli atti ha causato il blocco della gara di appalto e la ripetizione di moltissimi atti burocratici che hanno causato tre anni di ritardo nell’appalto con danni di molti milioni di euro alla collettività toscana.

Il grave che dopo aver ammesso l’errore il Presidente Menesini non ha neppure offerto le sue dimissioni o aperto una procedura per accertare le responsabilità nell’amministrazione, per un danno di oltre 3 milioni.

Assi Viari: il comportamento del Presidente Menesini è stato costantemente dilatorio alla realizzazione dell’opera a difesa non della comunità provinciale ma di interessi di alcune parti del Comune di Capannori, causando anche qui ritardi di anni e danni economici all’intera economia del nostro territorio.

Raddoppio Ferroviario: La Provincia sotto la Presidenza Menesini non ha sollecitato l’esecuzione dei lavori di raddoppio ferroviario per anteporre problematiche di sottopassi ferroviari nell’esclusivo interesse di Capannori, causando un ritardo di oltre due anni alla conclusione dell’opera.

Assistiamo ad una candidatura PD, con Pierucci, che si presenta come continuità a Menesini: una forzatura politica inaccettabile, con tutti i Sindaci bravi e di consolidata esperienza che ci sono nei Comuni della nostra Provincia.

Una continuità con scelte amministrative di parte, mai nell’interesse primario del territorio provinciale, non può essere condivisa.

I Riformisti ritengono indispensabile un Presidente che sia dichiaratamente di discontinuità con Menesini, per recuperare tutti gli errori fatti nella sua gestione e per far tornare la Provincia un Ente aperto a tutti.

Un Sindaco, con esperienza e stimato, che guardi solo all’interesse di tutto il territorio provinciale, abbia una visione complessiva e di lungo respiro per lo sviluppo armonico e condiviso dei vari Comuni interessati e abbia l’autorevolezza per non subire i giochetti della politica o la necessità di lavorare ai soli interessi del proprio Comune.

Per questo i Riformisti ritengono che le liste civiche, pur di diversa colorazione, debbono giocare un ruolo decisivo per l’elezione di un Presidente che sia di tutti, anche con la formazione di una loro lista autonoma a cui va il nostro sostegno.

Una lista con al centro gli interessi di tutto il territorio e di tutti i Comuni.

Il nuovo Presidente della Provincia deve essere un bravo amministratore che sappia unire e non dividere e non può essere votato per obbligo di Partito o per difendere la bandiera di una assai negativa passata gestione.

Francesco Colucci, Riformisti

 


 

 

 

venerdì 23 agosto 2024

"Campo largo"? Meglio "Campo ben coltivato" di Paolo Razzuoli

"Campo largo" è un'espressione che da qualche tempo ha arricchito il lessico del politichese italiano. Vediamone la definizione, con l'aiuto del dizionario

Treccani:

"campo largo: Progetto di ampliamento della coalizione di centro-sinistra sia verso forze collocate più al centro nello schieramento politico, ad esempio

Azione ed Italia Viva, sia verso forze collocate più a sinistra, Alternativa Verde e Sinistra, o il M5S, (anche se a proposito di quest'ultimo è più corretto

parlare di populismo anziché di sinistra).

L'idea presuppone la costruzione di un campo largo del centrosinistra italiano con l'obiettivo di unire tutte le forze disponibili per sconfiggere la coalizione

di centro-destra.

L'espressione “Campo largo”, anche se già alcuni esponenti del Pd ebbero modo di utilizzarla circa quindici anni or sono, è tornata di attualità con la

Segreteria Pd di Elly Schlein. è un’espressione di puro politichese che forse oggi conviene tenere presente perché può tornare utile a capire l'evoluzione

degli scenari prossimi venturi."

 

Provo ad articolare alcune considerazioni, partendo dal presupposto che in politica, costruire alleanze elettorali che consentano di far vincere le elezioni

è deltutto ovvio e legittimo. La politica è la tecnica di gestire la cosa pubblica; senza il potere ciò non è possibile, poiché senza di esso si può certo

fare testimonianza ma non si può incidere sulla gestione.

Fatta questa premessa, occorre però andare oltre, cercando di capire se le alleanze elettorali hanno i requisiti politico-programmatici coerenti con le

sfide da affrontare, oppure se sono mere aggregazioni aritmetiche, adatte - in caso di vittoria - ad assicurare ruoli, distribuire incarichi e prebende,

ma non altrettanto per affrontare i tanti e complessi nodi politici di cui il Paese da decenni attende le soluzioni.

 

Ebbene, dagli anni '90, in cui si è cercato di costruire un bipolarismo peraltro nato frettolosamente nella temperie del golpe mediatico-giudiziario di

"mani pulite", non si può certo dire che le coalizioni succedutesi al governo del Paese siano state complessivamente all'altezza del compito.

Su entrambi i versanti, abbiamo avuto coalizioni formate da forze eterogenee, sia sui temi di politica interna che sulla politica estera. Forze che, se

pur formalmente alleate, hanno dato vita ad una forte conflittualità che ha impedito il corretto funzionamento di una democrazia governante efficace ed

efficiente. Non raramente i partiti si sono maggiormente impegnati su battaglie identitarie, sacrificando quell'azione riformatrice di cui il sistema Paese

ha bisogno, e che a parole, tutti dichiarano di voler intraprendere.

 

Ma le grandi riforme non possono prescindere da scenari politici forti e coesi. In assenza di essi, non resta che la politica di basso profilo e la tecnica

del rinvio, unica alternativa alla rottura della coalizione, come è accaduto nel caso della caduta dei governi Prodi nel 1998 e nel 2008.

Quindi è illusorio pensare di ridurre la politica ad una sommatoria aritmetica. Non è certamente sommando forze aventi visioni fortemente divergenti, tanto

in politica interna che estera, che si può sperare di rilanciare il ruolo dell'Italia nel contesto internazionale, e di poter fronteggiare gli elementi

di debolezza di un sistema Paese che attende dalla politica una capacità decisionale ormai assente da vari decenni.

Una debolezza aggravata dalle tossine ammorbanti del populismo, che oggi rappresenta il pericolo maggiore per la tenuta stessa delle istituzioni democratiche.

Isolare e sconfiggere il populismo è forse il dato più sfidante a cui è chiamata la politica. Quindi il tema non può essere ridotto alla sostituzione di

un populismo di un colore con quello di un altro.

L'obiettivo deve essere quello di deradicalizzare il sistema mediante l'isolamento delle estreme massimaliste e populiste, recuperando il ruolo del centro,

vuoi come spazio di elaborazione politico-culturale, vuoi come capacità di gestione programmatica, vuoi come fattore di stabilizzazione del sistema e di

corretto funzionamento delle istituzioni di democrazia rappresentativa.

Credo risulti estremamente difficile pensare che una coalizione che includa - assieme al Pd - Renzi e Calenda, Fratoianni, Bonelli e Conte, possa trovare

una strategia condivisa per mettere in campo politiche serie all'altezza dei bisogni. Sono forze che hanno visioni diverse, in alcune è fortemente presente

la componente populista. Come si può immaginare che temi quali il rilancio della produttività, serie politiche attive del lavoro, la riforma della burocrazia,

l'adeguamento del sistema scolastico e formativo in genere, il riequilibrio delle funzioni dei vari corpi intermedi, la riforma della giustizia, la riduzione

ed un serio riassetto della spesa pubblica, una incisiva e coerente presenza italiana negli organismi internazionali, solo per citarne alcuni, possano

trovare un approccio positivo da parte di una coalizione fortemente condizionata da spinte contraddittorie? Ad esempio, come si può conciliare il populismo

sindacale di Landini con la visione economica di Italia Viva? Ed ancora, come si può conciliare la separazione delle carriere in magistratura con il populismo

giustizialista di Conte? Come si può conciliare il sogno di un’Italia modernizzata e liberale con forze in cui culturalmente dominano i M5S e quelli che

vogliono occupare le case popolari?

Se l'analisi è corretta, il vero nodo della politica italiana è quello di lasciarsi alle spalle questo inconcludente bipolarismo. Un bipolarismo che ha

consentito alle coalizioni di vincere le elezioni ma non di governare. Nel dibattito politico sulla governabilità, si è posto l'accento sulla necessità

di riforme istituzionali: tema certamente serio e che va affrontato senza tabù, ma non può essere la scorciatoia per scansare l'altro grande tema: quello

della qualità della politica.

Occorre prendere consapevolezza che i tempi stanno cambiando e che una stagione che aveva suscitato legittime speranze e aspettative, ha esaurita la sua

forza propulsiva. Occorre creare le condizioni idonee alla nascita di nuove coalizioni, fondate su solide condivisioni politico-programmatiche, e non esclusivamente

sulla necessità di sconfiggere qualcuno. Insomma, una politica che sia a favore di qualcosa, e non come oggi accade, sostanzialmente contro qualcosa e

qualcuno.

 

Quindi no, grazie al "campo largo". Il Paese ha bisogno di un "Campo ben coltivato", che si può ottenere solo rimescolando in profondità l'attuale scenario

politico italiano. L'esito dovrà ovviamente essere anche un campo sufficientemente largo, ma il suo perimetro dovrà essere politico e non aritmetico.

Compito questo di cui possono farsi carico solo le componenti riformiste, chiamate ad uno straordinario sforzo di elaborazione e di unità, da cui questo

nuovo campo dovrà prendere le mosse.

Un "Campo ben coltivato", sia con piattaforme politico-programmatiche solide e chiare, sia con un'azione di governo all'altezza delle sfide del tempo che

viviamo.

Aprire una fase nuova della politica italiana, a partire da una nuova Legge Elettorale di tipo proporzionale, e con la previsione delle preferenze, per

sottrarre il Parlamento alla nomina delle ristrette gerarchie dei partiti e farne una istituzione veramente rappresentativa della volontà del corpo elettorale.

Non è questo un canto nostalgico, bensì una capacità di lettura della storia che cambia.

E' questa una utopia? Ora potrebbe sembrare, ma la storia ci insegna che di tanto in tanto accadono eventi improvvisi ed imprevisti. I tornanti della storia

sono misteriosi. La storia premia il coraggio e la coerenza, così come punisce coloro che non riescono a guardare oltre il proprio naso.

La scommessa dei riformisti dovrà essere quella di saper guardare in avanti, oltrepassando gli orizzonti dell'immediatezza. Occorre che trovino il coraggio

di immaginare traiettorie di medio-lungo periodo, anche sapendo incassare eventuali sconfitte e delusioni.

Concludo queste mie riflessioni riportando uno stralcio di un'intervista rilasciata dal Prof. Giuseppe Benedetto - Presidente della Fondazione Luigi Einaudi

- ad Aldo Torchiaro, per Il Riformista. Mi pare contenga spunti interessanti per tracciare la rotta su cui il riformismo potrà incanalarsi:

Cosa vede, per riordinare il sistema elettorale?

«Germania, Germania, Germania. Un sistema elettorale solido che garantisce il massimo della rappresentatività e al tempo stesso della stabilità. Proporzionale

con sbarramento al 5%».

Un sistema alla tedesca anche per dare ai partiti una identità più chiara?

«Riferiamoci alle famiglie europee, altrimenti si crea confusione. Conservatori, popolari, liberali, socialisti, verdi e sinistra radicale».

I riformisti dove stanno?

«In Europa si chiamano liberali. Chiamiamoli liberaldemocratici».

C’è spazio elettorale per loro?

«Sì, lo spazio è quello verificato tra le politiche e le europee, il 7-8%. Farebbe un errore colossale chi ritenesse che quell’elettorato si può spostare

su Forza Italia o sul Pd. Se non diamo a quegli elettori un’offerta politica, si rifugeranno nell’astensione. Sono l’elettorato più consolidato: quelli

che nella Prima Repubblica votavano Psi, Pri e per i Radicali erano la stessa fetta. Un elettorato, mi consenta di dire, colto».

Può apparire elitario. Diciamo selettivo, esigente?

«Un elettorato che non accetta di andare a destra, né a sinistra».

Né con il centrodestra, né con il centrosinistra?

«Queste due famiglie non esistono in natura. Cos’è il centrosinistra, negli altri paesi? E il centrodestra? Sono invenzioni del berlusconismo. Falsi storici

che ci portiamo dietro da trent’anni».

Dunque il centro esiste. Può esistere autonomamente?

«O esiste autonomamente o non esiste. Poi non è che il centro da solo può avere il 50% dei voti, e d’altronde nel mondo dove li ha? Può presentarsi alle

elezioni e prendere i voti, poi deciderà con chi governare. Si è sempre fatto così alle elezioni tedesche, i liberali di Fdp hanno fatto la loro campagna,

preso i loro voti e poi verificato di essere più compatibili con il programma di governo al quale era disponibile Scholz, del Spd. Così avviene nelle democrazie

europee».

Non va annunciato prima con chi ci si allea?

«Le risulta che in Spagna, Francia, Germania si precostituiscano le alleanze e poi si va a votare? Avviene il contrario, come è logico. Ciascuna sigla

dice perché essere votata e dal giorno dopo i partiti, dopo essersi pesati, si parlano per capire se possono esistere convergenze».

Lucca, 23 agosto 2024