Francesco Colucci e i Riformisti Toscani
Think Tank Reformists,"TTR", è un piccolo, autonomo Blog "Pensatoio-Culturale", che lavora per un grande polo Liberale e Riformista, al "CENTRO" della vita politica toscana e Italiana. TTR, aderisce e sostiene il nuovo Partito Liberaldemocratico e vuole essere anche una "corrente di pensiero" per un grande Centro, all'interno di Italia Viva. TTR è gestito da un piccolo ma cazzuto "Brain Trust".
domenica 21 dicembre 2025
Auguri
venerdì 14 novembre 2025
Bugie e omissioni d un Procuratore della Repubblica
Il Procuratore della Repubblica Gratteri è stato pescato con le mani nella marmellata.
Ha letto una notizia, rivelatasi falsa, in diretta televisiva in una TV nazionale, per difendere la casta privilegiata dei Procuratori della Repubblica, nel referendum confermativo della nuova legge sulla Giustizia.
Riforma che separa opportumente le carriere di chi preside all'Accusa da chi deve Giudicare, evitando l'anda e rianda fra i due ruoli e garantendo autonomia a chi deve decidere, sulle vita delle persone.
Riforma che toglie il sotto potere clientelare (do ut des) alle correnti della Magistratura, vero cancro dell'inefficienza di tutto il settore, con il sorteggio dei magistrati per i due nuovi CSM.
Il Procuratore Gratteri si è scusato di questo grave errore.
Rimane una domanda: visto che l'azione penale è ora e anche dopo la riforma obbligatoria, perchè non ha aperto un procedimento penale su chi e perchè gli ha propinato a lui e non solo a lui, questa notizia falsa, così grave?
E' forse un amico? Fuori il nome.
venerdì 31 ottobre 2025
Evviva! La riforma delle Giustizia è fatta.
Ora i Comitati per il SI: Enzo Tortora.
La separazione fra Magistratura inquirente e
giudicante e lo svuotamento delle orripilanti “correnti politiche” dei
Magistrati, è diventata legge.
Paludiamo a questo risultato politico e civico.
La Riforma è perfetta?
Certo che no, poteva senz’altro essere fatta meglio,
come dice Matteo Renzi.
Ma ora è legge, manca solo la conferma del Referendum.
Una legge di Riforma può essere migliorata e ci
batteremo per questo, ma la separazione delle carriere è cosa fatta, come lo è
il sorteggio per il CSM, che cancellerà il sottopotere clientelare delle
fazioni politicizzate.
Una battaglia storica di tutti i Riformisti, Liberali,
Radicali, Democratici è stata certo portata a termine dalla Destra, ma con il
sostegno di tutta la galassia di Centro: Azione, Liberaldemocratici, Radicali e
l’astensione di Italia Viva.
Adesso dobbiamo far trionfare il SI al Referendum e
noi Riformisti dobbiamo essere determinanti.
Occorre costituire subito Comitati per il SI riunendo
tutte le forze Riformiste, Liberali, Radicali, Democratiche che facciano vedere
chiaramente il nostro sostegno ad una idea di Riforma, che non ci soddisfa al
100% ma che abbiamo portato avanti da oltre trent’anni.
Proponiamo di intitolare questi Comitati a Enzo Tortora per dare ancor più un significato di sostegno civico a una battaglia che non può essere lasciata solo alla Destra visto il suicidio politico di una Sinistra ormai perduta alle grandi battaglie etiche.
Francesco Colucci, Riformisti Toscani
lunedì 10 marzo 2025
8 marzo:è nato il Partito Liberaldemocratico.
Il Terzo Polo riprende forma e organizzazione.
Il sito del partito, con il
Manifesto Programmatico e lo Statuto lo trovate all'indirizzo https://partitoliberaldemocratico.com/
E’ aperto il Tesseramento, il
costo della Tessera è di euro 25, entro quest’anno 2025, verranno convocati i
Congressi Provinciali, Regionali e Nazionale per l’elezione degli organi
Dirigenti del Partito.
La preparazione dei Congressi e la
gestione di questi mesi è demandata ad un
“Comitato per il Congresso del Partito Liberaldemocratico”,
che dirigerà anche il Partito in via transitoria
fino all’elezione del Segretario e dell’Assemblea Nazionale, ferma restando la
legale rappresentanza in via transitoria in capo all’attuale Presidente Andrea
Marcucci.
Ecco il Simbolo del Partito
Liberaldemocratico.
giovedì 2 gennaio 2025
Alcuni pensieri attorno al Capodanno 2025 di Paolo Razzuoli
"Anno bisesto anno funesto". Raramente un detto popolare ha colto nel segno come per il 2024 che, viene da dire, "meno male che è finito". Un anno difficile,
che non ha visto soluzioni
per nessuna delle crisi che ha ereditato dal precedente (conflitto
Russia-Ucraina e crisi Medio Orientale), ma che ci ha riservato
anche tanti eventi estremi
sul fronte climatico e, tanto per non smentirsi, si chiude con il grave
incidente aereo accaduto in Corea. Sul finire ci ha
poi riservato la sorpresa
della caduta di Hassad in Siria: vedremo come si evolverà la situazione in quel
Paese, anche se, purtroppo i precedenti ce lo
insegnano, in quell'area la
caduta dei dittatori viene seguita da complessi periodi di instabilità.
E rimanendo in quell'area, il
2024 si conclude con un altro fatto molto grave: l'arresto e la detenzione in
Iran della giornalista Cecilia Sala. Una situazione
sicuramente molto complessa
che, speriamo, possa risolversi al più presto.
Venendo alle cose politiche
di casa nostra, penso che la novità più interessante sia il tentativo di
riaggregazione di un polo liberal-riformista, dopo
l'irresponsabile scelta di
andare divisi alle europee. Argomento su cui tornerò: speriamo che almeno su
questo versante, il 2024 lasci un po' di buona
eredità.
Ma entriamo un po' più nel dettaglio dei vari scenari.
Se il 2024 è stato un anno di
profondi cambiamenti, alcuni attesi – come le elezioni europee e americane – e
altri del tutto imprevisti, come il collasso
del regime di Assad in Siria,
il 2025 si annuncia come l’anno in cui i grandi attori mondiali saranno
chiamati alla prova dei fatti. A trasformare insomma
piani, promesse e ambizioni in azioni concrete.
In Europa, il 2025 sarà la
prova dei fatti innanzitutto per la nuova Commissione europea. La riconferma di
Ursula von der Leyen, è avvenuta in un quadro
in cui la maggioranza che la
sostiene è più fragile e meno coesa, proprio mentre le sfide che dovrà
affrontare l’Europa crescono e si fanno sempre più
pressanti. I prezzi
dell’energia oggi sono tre volte più alti che negli Stati Uniti, la produzione
industriale dei grandi paesi europei ha accelerato il
suo (apparentemente
inesorabile) declino, e i rapporti con gli Stati Uniti di Trump si
preannunciano molto più tesi.
Non che manchino i piani
(vedi il piano Draghi sulla concorrenza); ma occorrono risorse, che
difficilmente potranno essere trovate in contesti politici
molto fragili.
Proprio qui emergono le
fragilità dei due principali “motori” europei, che di riforme strutturali
proprio non parlano. La Germania, che andrà al voto a
febbraio, deve fare i conti
con un sistema economico che non è più sostenibile: energia russa a basso costo
e esportazioni verso la Cina non si possono
più dare per scontate.
La Francia, invece, rischia
di rimanere politicamente bloccata a lungo: le elezioni anticipate della scorsa
estate e il divieto costituzionale di rivotare
entro un anno impediscono a
Macron di provare a sbloccare la situazione, e al governo francese di agire con
la forza necessaria per sanare i conti pubblici
e al contempo a trovare nuove
strade di crescita.
Situazioni certo diverse, ma
unite dal tratto comune di un quadro che non consente di affrontare le riforme
di cui l'Europa ha urgente necessità.
Ed ora andiamo dall’altra
parte dell’Atlantico dove il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, è una
realtà concreta. Anche in questo caso, però, la prova
dei fatti arriva adesso. Dal
20 gennaio Trump dovrà dimostrare che le sue promesse non sono state solo un
vociare indistinto ma di essere capace di dargli
concretezza. Dovrà scegliere
quali e quante provare a realizzare subito, anche nel caso in cui mercati e
opinione pubblica reagissero in maniera negativa.
Basta mettere in fila queste
promesse per afferrarne la portata dirompente: imporre nuovi dazi alla Cina, ma
minacciarli anche verso gli alleati (UE, Canada,
Messico); costringere i paesi
europei della NATO ad aumentare ancora le spese per la difesa; espellere
milioni di migranti irregolari; spingere la produzione
interna di petrolio e gas;
abbassare le tasse senza approfondire le già alte disuguaglianze; licenziare
decine di migliaia di dipendenti federali “alla
Milei”, semplificando norme e
regolamenti; imporre un maggiore controllo presidenziale sulle decisioni della
Fed sui tassi d’interesse.
Insomma, per l'Europa
potrebbero arrivare tempi ancor più difficili: se ne accorgeranno anche quelli
che hanno fatto e fanno l'occhiolino al nuovo inquilino
della Casa Bianca.
Il 2025 sarà l’anno della
verità anche per la Cina. Xi Jinping, dopo aver ottenuto un terzo mandato nel
2022, conserva l’ambizione di rendere il proprio
un paese “pienamente
sviluppato” entro il 2049, ma sa bene che al momento l’economia cinese è in
bilico. La crescita sta infatti rallentando (si scenderà
forse sotto il 5% l’anno nel 2025); un dato che sta generando una sfiducia dei cittadini che il governo fatica a dissipare.
Ma torniamo in Europa. Il
2025 sarà un anno cruciale per capire che ne sarà delle grandi crisi alle
nostre porte : quella in Ucraina e quelle (multiple
e incrociate) in Medio
Oriente. Ci sarà una fine, o quantomeno una pausa, in queste guerre? E quanto
queste sospensioni delle ostilità o de-escalation
saranno “giuste”? Quanto
onerose?
Interrogativi che tutti ci poniamo, sperando che le ragioni della politica possano prevalere sulla forza delle armi.
Venendo ai temi di casa
nostra, mi concentro sui movimenti che stanno interessando l'area
liberal-democratica: tema che ad alcuno potrà sembrare marginale,
ma a mio avviso non lo è,
posto che i suoi sviluppi potranno incidere sugli assetti ed equilibri di
quadro politico.
Sulla inadeguatezza
dell'attuale bipolarismo, o meglio "Bipopulismo", molto ho già
scritto per cui non penso serva indugiarvi.
L'insuccesso delle liste
diciamo "terzo poliste" alle elezioni europee non attesta certo la
mancanza di uno spazio politico per tale proposta. Anzi, tenuta
presente la situazione a dir
poco imbarazzante che ha preceduto la presentazione di quelle liste, il
risultato ottenuto è stato sin troppo generoso.
Dopo quel risultato c'è chi
ha fatto prevalere logiche di posizionamento personale, mentre altri hanno
imboccato la strada più difficile: quella di cercare
ancora una volta
l'aggregazione delle forze disponibili per la creazione di un nuovo soggetto di
ispirazione liberal-democratica.
LO scorso 23 e 24 novembre a
Milano, si è tenuto un interessante incontro fra tutte le forze disponibili a
percorrere questa strada: un incontro in cui
si è potuta ascoltare la voce
della politica vera, ed una forte volontà di coesione, pur nella consapevolezza
degli ostacoli da superare.
Sarebbe un bellissimo regalo
che il 2025 potrebbe fare al Paese, se potesse vedere la luce di questo
progetto politico a cui sono impegnate realtà quali
"Orizzonti
Liberali" di Luigi Marattin, i "Libdem" di Andrea Marcucci,
esponenti della "Fondazione Einaudi", "NOS" di Alessandro
Tommasi ed altri.
So bene dei fallimenti di cui
è irta questa strada; ma la storia ci insegna che certe cose diventano
possibili laddove un tempo non lo sono state. Quindi
la speranza è lecita, anche se la consapevolezza richiama la cautela.
Ovviamente ci sono tanti
altri temi su cui l'Italia dovrà interrogarsi; e dovrà farlo nella
consapevolezza che l'intero sistema Paese è chiamato ad un serio
sforzo di analisi e di
autocritica. Dovrà certamente interrogarsi la politica, da tempo ormai incapace
di dare risposte alle esigenze di cambiamento della
società, ma dovrà farlo altresì la società stessa, nel chiedere alla politica una capacità di visione e non soltanto il soddisfacimento di interessi corporativi.
Il Presidente della
Repubblica ne ha tracciata una foto molto dettagliata, nel suo messaggio di
auguri per il nuovo anno.
MI piace qui riportare le
ultime parole di quel messaggio: "Siamo chiamati a consolidare e
sviluppare le ragioni poste dalla Costituzione alla base della
comunità nazionale. È
un'impresa che si trasmette da una generazione all'altra. Perché la speranza
non può tradursi soltanto in attesa inoperosa. La speranza
siamo noi. Il nostro impegno.
La nostra libertà. Le nostre scelte."
martedì 12 novembre 2024
Assi viari lucchesi: finalmente!
I Riformisti plaudono alla decisione della Regione Toscana e del Comune di Capannori si sbloccare l’iter autorizzativo per realizzare l’Asse viario Nord Sud.
Ci sono stati molti ritardi per le indecisioni e divisioni
nel PD, ma scelta finale e coraggiosa del Presidente Giani e l’Assessore
Baccelli va apprezzata e condivisa.
Viene dato il via alla realizzazione di un’opera essenziale
per lo sviluppo della Valle del Serchio e della Piana Lucchese, che liberà anche
la circonvallazione e le Mura monumentali di Lucca dal traffico pesante.
Viene sconfitta finalmente la linea del no a tutto dell’ex
Sindaco e Presidente della Provincia, Menesini, sul viale del tramonto e si vedono
prevalere nuove linee politiche coraggiose da promettenti giovani politici.
Adesso da Regione, Lucca e Capannori ci attendiamo la velocizzazione del raddoppio ferroviario, altra opera essenziale, in grave ritardo realizzativo.
Francesco Colucci, Riformisti di Think Tank Reformists
sabato 12 ottobre 2024
ORIZZONTI LIBERALI: VERSO IL PARTITO LIBERAL-DEMOCRATICO
Convocazione Assemblea degli Associati 26 Ottobre 2024
nel ringraziarti di aver scelto da subito di far parte della comunità di Orizzonti Liberali, siamo qui a convocare - in ottemperanza all’articolo 26 dello Statuto - la prima Assemblea degli Associati in prima convocazione sabato 26/10 alle 6:30 di mattina ed in seconda convocazione sabato 26/10 alle 10:30 presso il Best Western Premier Hotel Royal Santina - Via Marsala 22 | 00185 - Roma (RM), con il seguente ordine del giorno:
1) Elezione Presidente e
successivi adempimenti
2) Organizzazione evento “Il Coraggio di Partire - il cantiere per il futuro partito Liberal-democratico” a Milano il prossimo 23-24 novembre
3) Analisi situazione politica
nazionale e locale
4) Organizzazione
dell’associazione su base regionale e provinciale
5) Varie ed eventuali
I lavori proseguiranno fino alle 16.00 del 26/10.
Ti preghiamo di confermare la tua
presenza a Roma compilando questo format
L’assemblea è convocata in
presenza, con possibilità di seguire i lavori da remoto senza tuttavia
possibilità di voto in questa modalità.
Per le modalità di espressione
della propria candidatura a presidente verrà inviato nei prossimi giorni un
regolamento apposito.
Cordiali saluti.
Eric Zaghini, Il rappresentante legale di Orizzonti Liberali
martedì 1 ottobre 2024
Meno spesa meno tasse: anzitutto un problema di autorevolezza della politica di Paolo Razzuoli
Il pesante debito pubblico italiano non è un dato recente. Ho controllato le dichiarazioni programmatiche rese al Parlamento all'atto della richiesta di
Fiducia di molti dei tanti Presidenti del Consiglio che si
sono succeduti dagli anni '
il fardello del debito pubblico. Salvo poi, soprattutto in
alcuni casi, aver fatto una politica che proprio su fattori di ampliamento di
tale debito ancorava
la ricerca del consenso elettorale.
Ciò soprattutto a partire dagli anni '80, allorché venendo
sempre meno l'adesione ideale ai partiti, che già davano segnali di avvitamento
in una spirale
di decadenza che li condurrà all'implosione, il consenso è
stato sempre più ricercato mediante l'elargizione di sussidi, prebende e
privilegi.
Un trend interrotto solo dai cosiddetti "Governi
tecnici", una anomalia tutta italiana, a cui si è fatto ricorso in alcuni
momenti in cui l'acuirsi della
crisi della politica non ha consentito di fronteggiare
situazioni di particolare gravità emergenziale come, ad esempio, al momento
dell'insediamento del
Governo Monti nell'autunno del 2011.
E per fortuna sono intervenuti i vincoli europei, che hanno
costretto a contenere il disavanzo entro certi parametri. Non credo di dire una
sciocchezza,
affermando che senza tali vincoli la politica avrebbe con
ogni probabilità fatto peggio...
Aggiungo che la Riforma del quadro di revisione della spesa
pubblica ("spending review") costituisce una delle riforme previste
dal Piano Nazionale di
Ripresa e Resilienza (PNRR).
E' infatti dalla politica che credo si debba partire per
cercare di rispondere alla domanda fondamentale: perché, nonostante che a
parole ci sia piena consapevolezza
del problema, nessuno finora è riuscito a mettere in campo
vere strategie di contenimento del debito?
Ebbene, credo che la risposta possa essere trovata nella
incapacità della politica di possedere quella autorevolezza e quella forza
senza le quali non
si può immaginare di affrontare un tema così complesso, così
impattante su molti e diffusi interessi, sempre pronti ad erigere argini a
qualsiasi ipotesi
che tali interessi possa ridimensionare.
Interessi che, puntualmente, trovano sempre gli strumenti
per bloccare qualsiasi seria riforma, ricattando una politica sempre più
avvitata nella ricerca
del consenso immediato, in barba ad una visione di lungo
orizzonte, che invece costituisce il vero banco di prova di una classe politica
che sappia guardare
alle prossime generazioni e non esclusivamente alle prossime elezioni.
Al di là delle semplificazioni e degli slogan, ridurre il
disavanzo del bilancio pubblico non è certo operazione facile.
Come di tutta evidenza - posto che il deficit viene valutato
in rapporto al Pil - occorre intervenire su due versanti, entrambi attualmente
critici: quello
della crescita, quindi della competitività del sistema Paese
da un lato, e quello di una seria e non superficiale analisi dei fattori
distorsivi di spesa
dall'altro.
Versanti che richiedono una forte azione riformatrice, che
solo una politica credibile, forte e sufficientemente coesa può far accettare
all'opinione pubblica.
E' veramente molto arduo pensare che una politica sempre
pronta a strumentalizzare tutto per ragioni di consenso, trasformando anche i
problemi più seri
in un teatro di marionette, possa far fronte ad un impegno
gigantesco, imposto da una società estremamente frammentata, in cui si muovono
molteplici e
solidissimi interessi corporativi, fortemente conservatrice
e sempre pronta a reagire qualvolta qualcuno provi a mettere in discussione
l'attuale assetto.
A nessuno può sfuggire che ogni qualvolta qualcuno ha
cercato di compiere qualche azione di razionalizzazione, o un sindacato o un
comitato è sorto in
difesa degli interessi che si ritenevano lesi, così come
settori della politica sono sempre stati pronti a cavalcare la protesta, quando
ciò è stato ritenuto
utile per ragioni di bottega.
A scopo meramente esemplificativo, e non certo esaustivo,
indico alcuni ambiti di intervento per la riduzione della spesa: ambiti che si
tradurrebbero anche
in uno stimolo alla crescita ed alla competitività, dando
così senso a quello stretto intreccio sussistente fra questi due fattori.
1) Analisi costi-benefici. - Anzitutto occorre partire da
una seria volontà di indagare il rapporto costi-benefici, partendo dal
presupposto che un importante
salto di qualità dei servizi potrà essere ottenuto anzitutto
cercando di "spendere bene" e non, come da certi settori di pensiero
sembra credersi, spendendo
sempre "di più".
2) Semplificazioni procedurali. - In Italia le procedure,
sia per le persone che per le imprese, sono particolarmente gravose; una loro
semplificazione
porterebbe benefici per tutti, e comporterebbe minor costi
per l'apparato pubblico. Un fattore di efficientamento della P.A. potrebbe
essere prodotto da
una massiccia estensione del principio del silenzio-assenso,
e da una radicale semplificazione degli strumenti di giurisdizione civile ed
amministrativa.
3 Invasività e costo della burocrazia. - In Italia
l'intervento pubblico risulta particolarmente invasivo, e si esplica in una
enorme ed abnorme quantità
di lacci e lacciuoli. Inoltre la burocrazia è costosa ed
inefficiente, essendo anche progressivamente stato eliminato qualsiasi criterio
meritocratico
nella valutazione delle performances.
4) Va tutelata la spesa sociale. - Quando si parla di debito
pubblico, si citano sempre i pensionati, la spesa sociale e quella sanitaria.
Ebbene, il tema
vero è quello dell'individuazione degli elementi distortivi
di spesa in questi ambiti, non certo di un loro taglio indiscriminato,
soprattutto pensando
agli scenari con cui dovranno confrontarsi le prossime
generazioni. La tutela della coesione sociale è infatti un valore primario di
una società giusta,
ordinata ed ispirata ai valori della nostra civiltà.
5) Costi degli apparati pubblici. - Un settore su cui è
sicuramente possibile intervenire è quello dei costi diretti ed indiretti della
politica e, più
in genere, degli enti pubblici. Al di là di incomprensibili
privilegi assegnati ad alcune categorie (esempio personale delle Camere, del
Quirinale, della
Banca d'Italia, della Corte deiConti o della Corte
Costituzionale), vanno ricordati gli enormi costi per le consulenze, per i vari
consigli di amministrazione
delle partecipate a livello locale, per i costi del
complesso degli enti pubblici (non serve elencarli), che potrebbero essere
ridimensionati mediante
una loro razionalizzazione. Insomma, c'è un ampio parterre
di enti inutili che o andrebbero soppressi o quantomeno razionalizzati.
6) Costo delle opere pubbliche. - In Italia il costo delle
opere pubbliche risulta mediamente superiore a quello degli altri Paesi UE.
Normalmente si parte
con una previsione, che poi - puntualmente - risulta sempre
sforata. Evidentemente c'è qualcosa che non funziona, o nella capacità di
lavoro della Pubblica
Amministrazione, o in una legislazione che consente di fare
furbate. Comunque sia, è un ambito su cui occorre intervenire. E qui ribadisco
il tema della
qualità della dirigenza, che deve rispondere a criteri meritocratici e non a fattori di appartenenza politica.
Si potrebbe andare ulteriormente avanti, ma non credo che
ciò risulti utile. Ciò che invece mi pare debba essere ribadito è che, senza un
salto di qualità
della politica, l'obiettivo di riduzione della spesa
pubblica risulterà illusorio. Almeno sino a quando, eventuali situazioni
traumatiche, non impongano
scelte draconiane. un contesto questo non certo auspicabile
giacché, nelle situazioni di emergenza, finiscono sempre per prevalere gli
interessi dei più
forti...
Ho trattato il tema della riduzione della spesa, senza
affrontare sinora quello della riduzione della pressione fiscale. E' chiaro
che, al netto dalla demagogia,
i due temi sono intrecciati: senza la riduzione della spesa
pubblica, mai si potrà affrontare quello della riduzione della pressione
fiscale.
Tema spinoso, anche perché in Italia, accanto ai cittadini
onesti che di tasse ne pagano troppe, c'è una ampia fascia di cittadini che di
tasse ne pagano
poche rispetto ai loro redditi.
Ad ogni approvazione del bilancio dello Stato (un tempo si
chiamava Finanziaria) riemerge, come un fiume carsico, il tema della lotta
all'evasione fiscale.
Pur non essendo un esperto di politiche fiscali, Mi pare che
vada auspicata una riforma basata sul contrasto di interessi fra il cittadino
ed il prestatore
d'opera, unico mezzo per ridurre al minimo l'evasione fiscale.
Spero di essere riuscito ad illustrare la mia tesi secondo
cui, "meno spesa meno tasse" è anzitutto un problema di qualità e di
autorevolezza della politica, una "precondizione" a monte, senza cui
questo - come tanti altri nodi che attendono di essere sciolti - rimarranno
irrisolti.
In questa prospettiva, il titanico progetto di creazione di
una forza liberal-riformista di cui Orizzonti Liberali è uno step unitamente ad
altre esperienze,
va nella direzione giusta.
L'affermazione di un soggetto ispirato ai valori ed alla
prassi politica del liberal-riformismo sarebbe un fattore di stabilizzazione e
crescita del sistema
Paese, sia per la sua storia e tradizione
politico-culturale, sia per l'equilibrio di cui in ogni circostanza ha dato
prova.
E' un'impresa difficilissima, a cui augurare la riuscita.
Sarebbe un bene per il nostro "Sistema Paese".
Lucca, 30 settembre
2024
martedì 24 settembre 2024
I Riformisti e le elezioni in Provincia.
I Riformisti auspicano che ci sia una discontinuità politica nella gestione della Provincia, con le prossime elezioni di fine settembre.
La fallimentare Presidenza Menesini, con il PD silente e
passivo, che è costata alla nostra popolazione milioni di euro, per errori e
ritardi nelle principali opere pubbliche, dal Ponte sul Serchio, agli Assi
Viari, al raddoppio Ferroviario, non deve trovare continuità nel nuovo
Presidente e nella nuova Giunta.
Menesini si ripresenta per essere eletto assessore nella
lista del PD.
Una sua elezione sarebbe la conferma e la continuazione della
sciagurata sua gestione in danno di tutta la popolazione della Valle del
Serchio e Garfagnana, di Lucca e la piana, come è stato fino ad oggi.
I Riformisti fanno appello ai Sindaci e ai Consiglieri di tutti questi Comuni, al di là della loro colorazione politica, perché si privilegi una scelta di discontinuità con la gestione Menesini per il rispetto delle popolazioni di quei territori che hanno avuto danni evidenti nelle loro vite e nelle loro attività economiche da errori, mancate scelte, ritardi e boicottaggi.
Francesco Colucci, Riformisti.
domenica 22 settembre 2024
Uguaglianza meritocratica e competitiva di Paolo Razzuoli
Sul senso dell'uguaglianza si è scritto e detto moltissimo, a partire dalla filosofia classica. Qui non voglio certo addentrarmi nella storia di come le epoche e culture hanno interpretato questo concetto. Mi limito ad un interrogativo di fondo: "che cosa significa uguaglianza?" Di quale uguaglianza parliamo?" la politica fa ampio uso di questo termine; Usiamo questa parola moltissime volte durante la giornata e, spesso, per rivendicarne un significato preciso. Ma siamo proprio sicuri di intendere la stessa cosa? Perché di uguaglianza si può parlare in tanti modi e con significati diversi. In estrema sintesi, forse eccessivamente semplificatoria, credo si possano elencare tre principali concetti di uguaglianza che si sono scontrati negli ultimi due secoli. Il primo è quello di uguaglianza giuridica, il che vuol dire che non ci devono essere leggi che valgono solo per un certo tipo di cittadini, il primo, il secondo e il terzo stato, o per una certa casta, ma che i diritti fondamentali (solitamente civili e politici) sono garantiti a tutti. Il secondo concetto è quello dell'uguaglianza delle opportunità o, "delle chances, o dei punti di partenza", cui si aggiunge necessariamente il principio del merito per la determinazione dei risultati. Il terzo è quello dell'uguaglianza di fatto, quello dei punti di arrivo per cui tutti debbono avere le medesime risorse. Se dovessimo illustrare queste diverse idee di uguaglianza facendo riferimento a una corsa, il concetto di uguaglianza giuridica ci direbbe che la gara è giusta se vince chi taglia per primo il traguardo, non chi ha il titolo di conte, barone, marchese, e così via. Il concetto di uguaglianza delle opportunità ci direbbe che una società è giusta se, partendo da uno stesso punto, vince chi taglia per primo il traguardo senza aiuti di sorta, ma solo in base al proprio merito, alla propria volontà, al proprio senso di responsabilità. In questa visione il criterio del merito diventa il criterio "giusto" per l'attribuzione dei premi proprio perché esiste anche un'uguaglianza delle opportunità. Il concetto di uguaglianza di fatto o dei punti di arrivo ci direbbe che una società è giusta se tagliano il traguardo tutti insieme, dandosi la mano. A questi tre modi di intendere l'uguaglianza, corrispondono altrettante visioni politiche: Il primo caso (uguaglianza giuridica), ci propone il modello liberale ottocentesco: lo stato deve fare in modo che la legge sia uguale per tutti, ossia deve garantire che il premio venga dato a chi effettivamente ha tagliato il traguardo per primo. Non è però compito dello stato quello di verificare se, e garantire che, tutti abbiano avuto le stesse possibilità di tagliare il traguardo per primi. Nel secondo caso (uguaglianza delle opportunità), non solo lo stato deve garantire l'uguaglianza giuridica, ma deve anche garantire un'adeguata uguaglianza dei punti di partenza. Ed infine il terzo caso (uguaglianza di fatto), è compito dello stato garantire che tutti taglino il traguardo insieme, il che vuol dire che chi è naturalmente più veloce deve dare una mano a chi è naturalmente più lento. Come dicevo sopra si tratta di una schematizzazione assai semplicistica, ma mi sembra possa rendere efficacemente l'idea di come il concetto di uguaglianza possa essere declinato in modi deltutto diversi. Ne deriva che quando si sente parlare dalla politica di uguaglianza, occorre chiedersi cosa realmente con ciò voglia intendersi, giacché a seconda del significato che le si attribuisce, si evoca un certo modello di società Le società differiscono nella misura in cui si dà prevalenza all'uno o all'altro concetto di uguaglianza e a quanto lo stato si debba impegnare per garantire la realizzazione dell'uno o dell'altro concetto. Temi fondamentali e discriminanti, per orientare le scelte elettorali. Sempre in estrema sintesi, si associa spesso al "liberismo" il concetto di uguaglianza di fronte alla legge, alla "democrazia sociale" quello di uguaglianza nei punti di partenza e al "comunismo" quello di uguaglianza nei punti di arrivo. Ebbene, qual'è l'idea di uguaglianza in una moderna società democratica, secondo la visione di una prospettiva libheral-riformista? Ecco la mia risposta. Circa l'uguaglianza di fatto, quella cioè riconducibile ad una visione comunista, la storia già si è incaricata di darci la risposta. Abbiamo già visto quali danni possono fare le visioni millenaristiche e massimaliste. basta citare Salvemini: "Se l'uomo pretende il paradiso negando il purgatorio, sicuramente avrà l'inferno". E l'inferno hanno avuto coloro che per buona parte del XX secolo sono stati posti sotto il giogo del comunismo. La sola "uguaglianza formale" ormai non è più sufficiente perlomeno in Europa, dove si è affermato un umanesimo che ha comportato, se pur in modo diverso, lo sviluppo e l'affermazione di politiche di Welfare e di pisioni ispirate ad economie sociali di mercato. A questo proposito può essere interessante riguardare l'opera dell'economista cattolico tedesco Wilhelm Roepkee. Rimane l'uguaglianza delle opportunità: quella che mi sembra più coerente con la visione liberal-democratica, in una moderna società. Quindi "uguaglianza" per consentire a ciascuno di potersi realizzare ma, allo stesso tempo, spazi di libertà per potersi affermare secondo il proprio merito e le propie capacità competitive. Ovviamente nel rispetto della dignità della persona, quindi garantendo anche a chi rimane indietro, le condizioni per una vita dignitosa. Quindi nel solco del "Welfare State", e di una visione ispirata all'economia sociale di mercato. Uguaglianza delle opportunità che in Italia affonda le radici nell'Art. 3 della Carta Costituzionale che così testualmente recita: " Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese." Analogamente per l'istruzione all'art.34 dove si fa riferimento al merito: "La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso." Come si vede, parlare di uguaglianza meritocratica e competitiva non è così contraddittorio. L'uguaglianza delle opportunità non esclude in alcun modo il merito e la competitività. Anzi, entrambi sono stimoli fondamentali per la crescita, senza la quale vengono meno anche gli strumenti per garantire parità di condizioni di partenza. Senza crescita si ferma anche quell'ascensore sociale che può garantire a ciascuno di compiere il proprio percorso secondo le proprie capacità ed il proprio merito. In Italia, la meritocrazia e la competitività hanno sempre trovato vita difficile, e chi ha provato a mettere in campo qualche idea per stimolarle non ha avuto fortuna. Il merito, soprattutto dalla fine degli anni '60 in poi, ha trovato diffuse ostilità a partire dal mondo della scuola, dove l'idea di uguaglianza è stata interpretata come uguaglianza di arrivo, con il conseguente abbassamento del livello dell'istruzione ora sotto gli occhi di tutti. Analogo ragionamento riguarda la Pubblica Amministrazione, in cui è stato abbattuto qualsiasi criterio meritocratico, agganciando gli scarni avanzamenti di carriera al solo parametro dell'anzianità di servizio. Circa la competitività, trova ostacoli nelle difese corporative, che si innalzano ogni qualvolta si tenta di immettere nel sistema qualche boccata di aria nuova in questa direzione. Ebbene, proprio su questo terreno un progetto politico liberal-riformista dovrebbe trovare la capacità di una sintesi all'altezza delle sfide del tempo che viviamo: Garantire una effettiva uguaglianza delle opportunità, in un contesto di libertà che consenta a ciascuno di esprimersi, con le proprie capacità, con il proprio coraggio, con la voglia di sapersi mettere in gioco. In poche parole, valorizzando finalmente il merito e la competitività. E' una sfida difficile: ma senza coraggio non si riuscirà a risollevare questo Paese da quella sorta di torpore in cui sembra essersi adagiato.
Lucca, 21 settembre 2024
sabato 14 settembre 2024
Italia Viva e Orizzonti Liberali…verità.
I Riformisti sono abituati in politica a trasparenza e chiarezza, che esplicitiamo in tre punti.
Primo: mesi fa, prima dell’infausto ribaltone renziano,
abbiamo rinnovato la tessera a Italia Viva, siamo iscritti e resteremo
iscritti.
Secondo: condividiamo fermamente la creazione da parte di
Luigi Marattin dell’Associazione “Orizzonti Liberali, verso il Partito
Liberal-democratico”. La sosterremo, l’aiuteremo a crescere, ne saremo
partecipi attivi, per arrivare a una Costituente per un grande Partito di
Centro, equidistante da sinistra e destra.
Siamo convinti che a questa Costituente ci saranno anche la
maggior parte degli iscritti di Italia Viva, salvo gli “orfani del PD” che
torneranno a casa con la coda tra le gambe.
Terzo: parteciperemo al Congresso di Italia Viva, sempre che
Matteo non cambi idea per la quarta volta, per contrastare la nuova linea
renziana di partecipazione ad un polo sinistrorso assieme a grillini e vetero
comunisti.
Una Mossa del Cavallo? No, sembra più una Mossa del Bardotto!
Sosterremo nel Congresso la politica che Matteo ci ha
insegnato per 5 anni, fino a due mesi fa: una collocazione al Centro da
Liberal-democratici.
Una posizione chiara, senza se e senza ma. Sinistra e destra
per noi pari sono.
Confidiamo che gli schiaffi presi da Renzi, dai suoi nuovi
alleati che anela, da Prodi a Bonelli, da Conte a ¾ del PD, lo inducano ad una
pausa di riflessione e ad un ritorno alla linea politica e agli obiettivi che
sono stati alla base della fondazione di Italia Viva cinque anni fa, a cui i
Riformisti erano in prima fila.
I Riformisti nei prossimi mesi lavoreranno a viso aperto sia per il successo di Orizzonti Liberali che per una mozione congressuale che respinga il Campo largo e porti Italia Viva a partecipare alla futura Costituente di un nuovo Partito Liberal-democratico con tutti coloro che ci staranno.
Francesco Colucci, Riformisti Toscani x il Blog Think Tank
Reformists
martedì 10 settembre 2024
E' Uscito l'ultimo libro di Luigi Marattin...considerazioni del Prof. Paolo Razzuoli
E' in libreria, e sui siti che offrono libri, l'ultimo lavoro di Luigi Marattin:
"La missione possibile. La costruzione di un partito liberal-democratico e riformatore", edito da Rubbettino.
Luigi Marattin, Docente Universitario di economia Politica, Deputato sino a ieri di Italia Viva ed ora nel gruppo misto, è una delle figure di riferimento di chi, in Italia, crede nella possibilità di dar vita ad un polo liberal-riformista. Una prospettiva non certo facile, ma certamente impossibile se lasciata nelle mani di figure capricciose ed egocentriche come si sono dimostrati Renzi e Calenda.
L'Italia è un Paese Difficile per la cultura liberal-riformista, ma non si può certo dire che in questi anni sia stato fatto quanto necessario per diffonderne una proposta credibile, e per offrirne adeguati strumenti di organizzazione della rappresentanza politica.
E ciò nonostante, alle politiche del 2022 è stato sfiorato l'8%, e nelle ultime europee ci siamo andati vicini, se pur in presenza della sciagurata divisione fra Renzi e Calenda, che concretamente ha vanificato il consenso ricevuto.
Insomma, nelle condizioni date non si poteva sperare di più.
Il tema vero non è pertanto quello del fallimento della prospettiva terzopolista; è invece quello della capacità di organizzarla, darle contenuti, presentarla con credibili e seri strumenti di organizzazione della rappresentanza politica.
Luigi Marattin è una delle figure che più si sono battute per l'affermazione della prospettiva terzopolista. Si è battuto sino in fondo per evitare le divisioni alle europee e, dopo le ultime giravolte di Renzi ha deciso di lasciare Italia Viva per imboccare un percorso di condivisione di prospettiva con altri soggetti, e per questo ha costituito l'Associazione "Orizzonti liberali".
Iniziativa che non poteva avere battesimo migliore: quello di essere accompagnata da un libro in cui si analizzano i contesti storico-politici e si delinea l'idea di società di un progetto liberal-democratico.
Invitando a leggerlo, riporto
uno stralcio della presentazione estratto dal sito dell'editore:
"Si dice che al centro
dello spazio politico ci sia una prateria. Ma nessuno negli ultimi 30 anni ha
saputo percorrerla. Neanche quando, con la radicalizzazione
di centrodestra e centrosinistra, le condizioni si sono fatte più favorevoli. Forse perché dopo aver avvistato la prateria nessuno ha saputo o voluto sellare e preparare adeguatamente il cavallo e lanciarsi al galoppo evitando di cadere al primo ostacolo.
Questo libro delinea i contorni di un’offerta politica liberal-democratica alternativa agli attuali schieramenti.
La prima parte è dedicata all’analisi del passato: qual è il problema italiano, perché le spiegazioni che centrosinistra e centrodestra danno di tale problema sono fallaci e quale sia invece un’analisi liberal-democratica di come e perché l’Italia si trovi nella situazione attuale.
La seconda parte guarda al futuro: quale idea di società a cui ispirarsi, come ricostruire un’organizzazione partitica per veicolarla e quali le principali politiche per realizzarla.
Lucca, 10 settembre 2024
lunedì 9 settembre 2024
Fondazione Orizzonti Liberali di Luigi Marattin: una grande occasione.
Luigi Marattin ha deciso di uscire da Italia Viva e costituire la Fondazione Orizzonti Liberali per partecipare ad una Assemblea Costituente liberaldemocratica, aperta a tutti, compresa Italia Viva, per la fondazione di partito unitario con Libdem, le altre sigle della galassia Liberale e Riformista e chi, da Azione, vorrà partecipare.
Un atto coraggioso per riprendere dall’inizio il discorso di
un partito al centro dello schieramento politico Italiano.
Né con la sinistra né con la destra
I Riformisti concordano con l’analisi fatta e la linea
politica annunciata da Luigi, che poi è quella di Matteo, fino a poche
settimane fa.
Aspetteremo l’Assemblea del 28 settembre, nella speranza che Renzi
si renda conto dell’errore di valutazione fatto.
Non è stata una Mossa del Cavallo, ma la Mossa del Bardotto,
rimanendo nel campo equino.
Nel Campo Largo nessuno lo vuole, da Romano Prodi al 95% del
PD… ai grillini e agli estremisti di sinistra.
Lo vogliono lapidare, nel mezzo al guado, dopo averlo
umiliato, come nella richiesta di abbandonare il Sindaco di Genova.
I Riformisti si augurano che nella Assemblea Nazionale del
28, Matteo abbia l’intelligenza e la capacità di tornare indietro: è sempre in
tempo.
Fino a quella data saremo con lui…poi… MAI con i Grillini e i vetero Comunisti, come ci ha insegnato Matteo.
Francesco Colucci, Riformisti Toscani
domenica 8 settembre 2024
Toscana Pride: ieri non hanno sventolato le bandiere di Israele e Ucraina
I Riformisti e il Blog Think Tank Reformist hanno aderito a Toscana Pride ma ieri non hanno sventolato le bandiere di Ucraina e Israele.
I capigruppo della maggiorana ci avevano invitato ad evitare
tensioni e possibili incidenti.
Anche la squadra politica della Questura ci ha chiesto di
riflettere sulle possibilità che si creassero contestazioni nel corteo,
imprevedibili da gestire.
Per questo e per senso di responsabilità abbiamo ripiegato le
bandiere di Ucraina e Israele senza farle sfilare, pur non condividendo tale
richiesta.
Al Sindaco, al Presidente del Consiglio Comunale e ai Capi
Gruppo di maggioranza, che ci hanno chiesto di fare un passo indietro e che abbiamo
responsabilmente fatto, chiediamo un evento il prossimo 7 ottobre a ricordo dei
tragici fatti dell’anno passato.
Un Consiglio Comunale aperto o un dibattito o un convegno,
quello che si riterrà più opportuno, sulla situazione in Medio Oriente e in
Ucraina, magari con la presenza del Ministro degli Esteri Tajani.
Non possiamo far passare sotto silenzio le ricorrenze di
fatti atroci che hanno innescato guerre sanguinose in Europa e Palestina.
Ne possiamo accettare che si continui a mistificare su chi ha dato inizio alla atroce guerra in Palestina, con una strage di migliaia di civili inermi e giovani che si divertivano a ballare e chi è il vile aggressore dell’Ucraina per soffocarne la libertà: il Presidente Russo, Putin.
Francesco Colucci, Riformisti x TTR
venerdì 6 settembre 2024
Matteo ha ritrovato il senno…plaudiamo
Matteo Renzi nella news letter di oggi ha scritto:
Come sapete nelle settimane scorse quattordici membri dell’assemblea nazionale e un parlamentare hanno firmato un documento per chiedere di posticipare il tesseramento al 30 novembre e di effettuare un nuovo congresso da indire entro l’anno.
Ho detto ieri a Cerasa che intendo proporre all’Assemblea di accogliere
entrambe le richieste così da valorizzare al massimo il dibattito interno e la
democrazia interna.
Come
Riformisti non possiamo che plaudire a questo nuova decisione di Matteo…prima
Congresso subito…poi nessun Congresso…ora nuovamente Congresso subito...ma va
bene così.
Si vede che
la reazione della base di Italia Viva fortemente contraria ad un ribaltone repentino e totale di linea politica senza fare un Congresso ha fatto
riflettere Matteo su quella che sarebbe stata la fine ingloriosa del nostro
Partito dopo una scissione dell’atomo.
Crediamo anche che le parole offensive e ingiuste di Romano Prodi abbiano aperto gli occhi a Matteo su cosa gli aspetterebbe nel maleodorante Campo largo...genuflessione, cilicio e crocifissione.
Prendiamo
atto di questa nuova presa di coscienza che Italia Viva è il partito di tutti
noi e non di uno solo e continueremo come Riformisti a lavorare con impegno per
il successo di Matteo e di Italia Viva.
Francesco Colucci
Riformisti x TTR
lunedì 2 settembre 2024
Onoriamo SANDRO PERTINI, combattente per la libertà.
Mercoledì 4 settembre alle ore 12, il Sindaco di Lucca,
Mario Pardini inaugurerà una nuova strada intitolata a Sandro Pertini, Comandante
Partigiano, Presidente della Repubblica e leader storico socialista.
Vi chiedo di essere presenti a testimoniare che la battaglia
che abbiamo fatto per questa intitolazione era battaglia di popolo.
In particolare, mi rivolgo agli amici socialisti per una
loro testimonianza.
L’appuntamento è alla nuova rotonda sulla Sarzanese, prima
di Nave.
Francesco Colucci, 3480533233
Perché il Presidente della Provincia non può essere di continuità a Menesini.
La Presidenza Menesini ha fatto più danni della grandine al territorio lucchese.
Ponte sul Serchio: un grave errore della Provincia nella preparazione degli
atti ha causato il blocco della gara di appalto e la ripetizione di moltissimi
atti burocratici che hanno causato tre anni di ritardo nell’appalto con danni
di molti milioni di euro alla collettività toscana.
Il grave che dopo aver ammesso l’errore il Presidente
Menesini non ha neppure offerto le sue dimissioni o aperto una procedura per
accertare le responsabilità nell’amministrazione, per un danno di oltre 3
milioni.
Assi Viari: il comportamento del Presidente Menesini è stato
costantemente dilatorio alla realizzazione dell’opera a difesa non della
comunità provinciale ma di interessi di alcune parti del Comune di Capannori,
causando anche qui ritardi di anni e danni economici all’intera economia del
nostro territorio.
Raddoppio Ferroviario: La Provincia sotto la Presidenza Menesini non ha
sollecitato l’esecuzione dei lavori di raddoppio ferroviario per anteporre
problematiche di sottopassi ferroviari nell’esclusivo interesse di Capannori,
causando un ritardo di oltre due anni alla conclusione dell’opera.
Assistiamo ad una candidatura PD, con Pierucci, che si
presenta come continuità a Menesini: una forzatura politica inaccettabile, con
tutti i Sindaci bravi e di consolidata esperienza che ci sono nei Comuni della
nostra Provincia.
Una continuità con scelte amministrative di parte, mai nell’interesse
primario del territorio provinciale, non può essere condivisa.
I Riformisti ritengono indispensabile un Presidente che sia
dichiaratamente di discontinuità con Menesini, per recuperare tutti gli errori
fatti nella sua gestione e per far tornare la Provincia un Ente aperto a tutti.
Un Sindaco, con esperienza e stimato, che guardi solo
all’interesse di tutto il territorio provinciale, abbia una visione complessiva
e di lungo respiro per lo sviluppo armonico e condiviso dei vari Comuni interessati
e abbia l’autorevolezza per non subire i giochetti della politica o la
necessità di lavorare ai soli interessi del proprio Comune.
Per questo i Riformisti ritengono che le liste civiche, pur
di diversa colorazione, debbono giocare un ruolo decisivo per l’elezione di un
Presidente che sia di tutti, anche con la formazione di una loro lista
autonoma a cui va il nostro sostegno.
Una lista con al centro gli interessi di tutto il territorio e di tutti i Comuni.
Il nuovo Presidente della Provincia deve essere un bravo amministratore che sappia unire e non dividere e non può essere votato per obbligo di Partito o per difendere la bandiera di una assai negativa passata gestione.
Francesco Colucci, Riformisti
venerdì 23 agosto 2024
"Campo largo"? Meglio "Campo ben coltivato" di Paolo Razzuoli
"Campo largo" è un'espressione che da qualche tempo ha arricchito il lessico del politichese italiano. Vediamone la definizione, con l'aiuto del dizionario
Treccani:
"campo largo: Progetto
di ampliamento della coalizione di centro-sinistra sia verso forze collocate
più al centro nello schieramento politico, ad esempio
Azione ed Italia Viva, sia
verso forze collocate più a sinistra, Alternativa Verde e Sinistra, o il M5S,
(anche se a proposito di quest'ultimo è più corretto
parlare di populismo anziché
di sinistra).
L'idea presuppone la
costruzione di un campo largo del centrosinistra italiano con l'obiettivo di
unire tutte le forze disponibili per sconfiggere la coalizione
di centro-destra.
L'espressione “Campo largo”,
anche se già alcuni esponenti del Pd ebbero modo di utilizzarla circa quindici
anni or sono, è tornata di attualità con la
Segreteria Pd di Elly
Schlein. è un’espressione di puro politichese che forse oggi conviene tenere
presente perché può tornare utile a capire l'evoluzione
degli scenari prossimi
venturi."
Provo ad articolare alcune
considerazioni, partendo dal presupposto che in politica, costruire alleanze
elettorali che consentano di far vincere le elezioni
è deltutto ovvio e legittimo.
La politica è la tecnica di gestire la cosa pubblica; senza il potere ciò non è
possibile, poiché senza di esso si può certo
fare testimonianza ma non si
può incidere sulla gestione.
Fatta questa premessa,
occorre però andare oltre, cercando di capire se le alleanze elettorali hanno i
requisiti politico-programmatici coerenti con le
sfide da affrontare, oppure
se sono mere aggregazioni aritmetiche, adatte - in caso di vittoria - ad
assicurare ruoli, distribuire incarichi e prebende,
ma non altrettanto per
affrontare i tanti e complessi nodi politici di cui il Paese da decenni attende
le soluzioni.
Ebbene, dagli anni '
"mani pulite", non
si può certo dire che le coalizioni succedutesi al governo del Paese siano
state complessivamente all'altezza del compito.
Su entrambi i versanti,
abbiamo avuto coalizioni formate da forze eterogenee, sia sui temi di politica
interna che sulla politica estera. Forze che, se
pur formalmente alleate,
hanno dato vita ad una forte conflittualità che ha impedito il corretto
funzionamento di una democrazia governante efficace ed
efficiente. Non raramente i
partiti si sono maggiormente impegnati su battaglie identitarie, sacrificando
quell'azione riformatrice di cui il sistema Paese
ha bisogno, e che a parole,
tutti dichiarano di voler intraprendere.
Ma le grandi riforme non
possono prescindere da scenari politici forti e coesi. In assenza di essi, non
resta che la politica di basso profilo e la tecnica
del rinvio, unica alternativa alla rottura della coalizione, come è accaduto nel caso della caduta dei governi Prodi nel 1998 e nel 2008.
Quindi è illusorio pensare di
ridurre la politica ad una sommatoria aritmetica. Non è certamente sommando
forze aventi visioni fortemente divergenti, tanto
in politica interna che
estera, che si può sperare di rilanciare il ruolo dell'Italia nel contesto
internazionale, e di poter fronteggiare gli elementi
di debolezza di un sistema Paese che attende dalla politica una capacità decisionale ormai assente da vari decenni.
Una debolezza aggravata dalle
tossine ammorbanti del populismo, che oggi rappresenta il pericolo maggiore per
la tenuta stessa delle istituzioni democratiche.
Isolare e sconfiggere il
populismo è forse il dato più sfidante a cui è chiamata la politica. Quindi il
tema non può essere ridotto alla sostituzione di
un populismo di un colore con
quello di un altro.
L'obiettivo deve essere
quello di deradicalizzare il sistema mediante l'isolamento delle estreme
massimaliste e populiste, recuperando il ruolo del centro,
vuoi come spazio di
elaborazione politico-culturale, vuoi come capacità di gestione programmatica,
vuoi come fattore di stabilizzazione del sistema e di
corretto funzionamento delle istituzioni di democrazia rappresentativa.
Credo risulti estremamente
difficile pensare che una coalizione che includa - assieme al Pd - Renzi e
Calenda, Fratoianni, Bonelli e Conte, possa trovare
una strategia condivisa per
mettere in campo politiche serie all'altezza dei bisogni. Sono forze che hanno
visioni diverse, in alcune è fortemente presente
la componente populista. Come
si può immaginare che temi quali il rilancio della produttività, serie
politiche attive del lavoro, la riforma della burocrazia,
l'adeguamento del sistema
scolastico e formativo in genere, il riequilibrio delle funzioni dei vari corpi
intermedi, la riforma della giustizia, la riduzione
ed un serio riassetto della
spesa pubblica, una incisiva e coerente presenza italiana negli organismi
internazionali, solo per citarne alcuni, possano
trovare un approccio positivo
da parte di una coalizione fortemente condizionata da spinte contraddittorie?
Ad esempio, come si può conciliare il populismo
sindacale di Landini con la
visione economica di Italia Viva? Ed ancora, come si può conciliare la
separazione delle carriere in magistratura con il populismo
giustizialista di Conte? Come
si può conciliare il sogno di un’Italia modernizzata e liberale con forze in
cui culturalmente dominano i M5S e quelli che
vogliono occupare le case popolari?
Se l'analisi è corretta, il
vero nodo della politica italiana è quello di lasciarsi alle spalle questo
inconcludente bipolarismo. Un bipolarismo che ha
consentito alle coalizioni di
vincere le elezioni ma non di governare. Nel dibattito politico sulla
governabilità, si è posto l'accento sulla necessità
di riforme istituzionali:
tema certamente serio e che va affrontato senza tabù, ma non può essere la
scorciatoia per scansare l'altro grande tema: quello
della qualità della politica.
Occorre prendere
consapevolezza che i tempi stanno cambiando e che una stagione che aveva
suscitato legittime speranze e aspettative, ha esaurita la sua
forza propulsiva. Occorre
creare le condizioni idonee alla nascita di nuove coalizioni, fondate su solide
condivisioni politico-programmatiche, e non esclusivamente
sulla necessità di
sconfiggere qualcuno. Insomma, una politica che sia a favore di qualcosa, e non
come oggi accade, sostanzialmente contro qualcosa e
qualcuno.
Quindi no, grazie al
"campo largo". Il Paese ha bisogno di un "Campo ben
coltivato", che si può ottenere solo rimescolando in profondità l'attuale
scenario
politico italiano. L'esito
dovrà ovviamente essere anche un campo sufficientemente largo, ma il suo
perimetro dovrà essere politico e non aritmetico.
Compito questo di cui possono
farsi carico solo le componenti riformiste, chiamate ad uno straordinario
sforzo di elaborazione e di unità, da cui questo
nuovo campo dovrà prendere le
mosse.
Un "Campo ben
coltivato", sia con piattaforme politico-programmatiche solide e chiare,
sia con un'azione di governo all'altezza delle sfide del tempo che
viviamo.
Aprire una fase nuova della
politica italiana, a partire da una nuova Legge Elettorale di tipo
proporzionale, e con la previsione delle preferenze, per
sottrarre il Parlamento alla nomina delle ristrette gerarchie dei partiti e farne una istituzione veramente rappresentativa della volontà del corpo elettorale.
Non è questo un canto nostalgico, bensì una capacità di lettura della storia che cambia.
E' questa una utopia? Ora
potrebbe sembrare, ma la storia ci insegna che di tanto in tanto accadono
eventi improvvisi ed imprevisti. I tornanti della storia
sono misteriosi. La storia
premia il coraggio e la coerenza, così come punisce coloro che non riescono a
guardare oltre il proprio naso.
La scommessa dei riformisti
dovrà essere quella di saper guardare in avanti, oltrepassando gli orizzonti
dell'immediatezza. Occorre che trovino il coraggio
di immaginare traiettorie di medio-lungo periodo, anche sapendo incassare eventuali sconfitte e delusioni.
Concludo queste mie
riflessioni riportando uno stralcio di un'intervista rilasciata dal Prof.
Giuseppe Benedetto - Presidente della Fondazione Luigi Einaudi
- ad Aldo Torchiaro, per Il Riformista. Mi pare contenga spunti interessanti per tracciare la rotta su cui il riformismo potrà incanalarsi:
Cosa vede, per riordinare il
sistema elettorale?
«Germania, Germania,
Germania. Un sistema elettorale solido che garantisce il massimo della
rappresentatività e al tempo stesso della stabilità. Proporzionale
con sbarramento al 5%».
Un sistema alla tedesca anche
per dare ai partiti una identità più chiara?
«Riferiamoci alle famiglie europee, altrimenti si crea confusione. Conservatori, popolari, liberali, socialisti, verdi e sinistra radicale».
I riformisti dove stanno?
«In Europa si chiamano liberali. Chiamiamoli liberaldemocratici».
C’è spazio elettorale per
loro?
«Sì, lo spazio è quello
verificato tra le politiche e le europee, il 7-8%. Farebbe un errore colossale
chi ritenesse che quell’elettorato si può spostare
su Forza Italia o sul Pd. Se
non diamo a quegli elettori un’offerta politica, si rifugeranno
nell’astensione. Sono l’elettorato più consolidato: quelli
che nella Prima Repubblica votavano Psi, Pri e per i Radicali erano la stessa fetta. Un elettorato, mi consenta di dire, colto».
Può apparire elitario.
Diciamo selettivo, esigente?
«Un elettorato che non accetta di andare a destra, né a sinistra».
Né con il centrodestra, né
con il centrosinistra?
«Queste due famiglie non
esistono in natura. Cos’è il centrosinistra, negli altri paesi? E il
centrodestra? Sono invenzioni del berlusconismo. Falsi storici
che ci portiamo dietro da trent’anni».
Dunque il centro esiste. Può
esistere autonomamente?
«O esiste autonomamente o non
esiste. Poi non è che il centro da solo può avere il 50% dei voti, e d’altronde
nel mondo dove li ha? Può presentarsi alle
elezioni e prendere i voti,
poi deciderà con chi governare. Si è sempre fatto così alle elezioni tedesche,
i liberali di Fdp hanno fatto la loro campagna,
preso i loro voti e poi
verificato di essere più compatibili con il programma di governo al quale era
disponibile Scholz, del Spd. Così avviene nelle democrazie
europee».
Non va annunciato prima con
chi ci si allea?
«Le risulta che in Spagna,
Francia, Germania si precostituiscano le alleanze e poi si va a votare? Avviene
il contrario, come è logico. Ciascuna sigla
dice perché essere votata e dal giorno dopo i partiti, dopo essersi pesati, si parlano per capire se possono esistere convergenze».
Lucca, 23 agosto 2024



















