venerdì 23 agosto 2024

"Campo largo"? Meglio "Campo ben coltivato" di Paolo Razzuoli

"Campo largo" è un'espressione che da qualche tempo ha arricchito il lessico del politichese italiano. Vediamone la definizione, con l'aiuto del dizionario

Treccani:

"campo largo: Progetto di ampliamento della coalizione di centro-sinistra sia verso forze collocate più al centro nello schieramento politico, ad esempio

Azione ed Italia Viva, sia verso forze collocate più a sinistra, Alternativa Verde e Sinistra, o il M5S, (anche se a proposito di quest'ultimo è più corretto

parlare di populismo anziché di sinistra).

L'idea presuppone la costruzione di un campo largo del centrosinistra italiano con l'obiettivo di unire tutte le forze disponibili per sconfiggere la coalizione

di centro-destra.

L'espressione “Campo largo”, anche se già alcuni esponenti del Pd ebbero modo di utilizzarla circa quindici anni or sono, è tornata di attualità con la

Segreteria Pd di Elly Schlein. è un’espressione di puro politichese che forse oggi conviene tenere presente perché può tornare utile a capire l'evoluzione

degli scenari prossimi venturi."

 

Provo ad articolare alcune considerazioni, partendo dal presupposto che in politica, costruire alleanze elettorali che consentano di far vincere le elezioni

è deltutto ovvio e legittimo. La politica è la tecnica di gestire la cosa pubblica; senza il potere ciò non è possibile, poiché senza di esso si può certo

fare testimonianza ma non si può incidere sulla gestione.

Fatta questa premessa, occorre però andare oltre, cercando di capire se le alleanze elettorali hanno i requisiti politico-programmatici coerenti con le

sfide da affrontare, oppure se sono mere aggregazioni aritmetiche, adatte - in caso di vittoria - ad assicurare ruoli, distribuire incarichi e prebende,

ma non altrettanto per affrontare i tanti e complessi nodi politici di cui il Paese da decenni attende le soluzioni.

 

Ebbene, dagli anni '90, in cui si è cercato di costruire un bipolarismo peraltro nato frettolosamente nella temperie del golpe mediatico-giudiziario di

"mani pulite", non si può certo dire che le coalizioni succedutesi al governo del Paese siano state complessivamente all'altezza del compito.

Su entrambi i versanti, abbiamo avuto coalizioni formate da forze eterogenee, sia sui temi di politica interna che sulla politica estera. Forze che, se

pur formalmente alleate, hanno dato vita ad una forte conflittualità che ha impedito il corretto funzionamento di una democrazia governante efficace ed

efficiente. Non raramente i partiti si sono maggiormente impegnati su battaglie identitarie, sacrificando quell'azione riformatrice di cui il sistema Paese

ha bisogno, e che a parole, tutti dichiarano di voler intraprendere.

 

Ma le grandi riforme non possono prescindere da scenari politici forti e coesi. In assenza di essi, non resta che la politica di basso profilo e la tecnica

del rinvio, unica alternativa alla rottura della coalizione, come è accaduto nel caso della caduta dei governi Prodi nel 1998 e nel 2008.

Quindi è illusorio pensare di ridurre la politica ad una sommatoria aritmetica. Non è certamente sommando forze aventi visioni fortemente divergenti, tanto

in politica interna che estera, che si può sperare di rilanciare il ruolo dell'Italia nel contesto internazionale, e di poter fronteggiare gli elementi

di debolezza di un sistema Paese che attende dalla politica una capacità decisionale ormai assente da vari decenni.

Una debolezza aggravata dalle tossine ammorbanti del populismo, che oggi rappresenta il pericolo maggiore per la tenuta stessa delle istituzioni democratiche.

Isolare e sconfiggere il populismo è forse il dato più sfidante a cui è chiamata la politica. Quindi il tema non può essere ridotto alla sostituzione di

un populismo di un colore con quello di un altro.

L'obiettivo deve essere quello di deradicalizzare il sistema mediante l'isolamento delle estreme massimaliste e populiste, recuperando il ruolo del centro,

vuoi come spazio di elaborazione politico-culturale, vuoi come capacità di gestione programmatica, vuoi come fattore di stabilizzazione del sistema e di

corretto funzionamento delle istituzioni di democrazia rappresentativa.

Credo risulti estremamente difficile pensare che una coalizione che includa - assieme al Pd - Renzi e Calenda, Fratoianni, Bonelli e Conte, possa trovare

una strategia condivisa per mettere in campo politiche serie all'altezza dei bisogni. Sono forze che hanno visioni diverse, in alcune è fortemente presente

la componente populista. Come si può immaginare che temi quali il rilancio della produttività, serie politiche attive del lavoro, la riforma della burocrazia,

l'adeguamento del sistema scolastico e formativo in genere, il riequilibrio delle funzioni dei vari corpi intermedi, la riforma della giustizia, la riduzione

ed un serio riassetto della spesa pubblica, una incisiva e coerente presenza italiana negli organismi internazionali, solo per citarne alcuni, possano

trovare un approccio positivo da parte di una coalizione fortemente condizionata da spinte contraddittorie? Ad esempio, come si può conciliare il populismo

sindacale di Landini con la visione economica di Italia Viva? Ed ancora, come si può conciliare la separazione delle carriere in magistratura con il populismo

giustizialista di Conte? Come si può conciliare il sogno di un’Italia modernizzata e liberale con forze in cui culturalmente dominano i M5S e quelli che

vogliono occupare le case popolari?

Se l'analisi è corretta, il vero nodo della politica italiana è quello di lasciarsi alle spalle questo inconcludente bipolarismo. Un bipolarismo che ha

consentito alle coalizioni di vincere le elezioni ma non di governare. Nel dibattito politico sulla governabilità, si è posto l'accento sulla necessità

di riforme istituzionali: tema certamente serio e che va affrontato senza tabù, ma non può essere la scorciatoia per scansare l'altro grande tema: quello

della qualità della politica.

Occorre prendere consapevolezza che i tempi stanno cambiando e che una stagione che aveva suscitato legittime speranze e aspettative, ha esaurita la sua

forza propulsiva. Occorre creare le condizioni idonee alla nascita di nuove coalizioni, fondate su solide condivisioni politico-programmatiche, e non esclusivamente

sulla necessità di sconfiggere qualcuno. Insomma, una politica che sia a favore di qualcosa, e non come oggi accade, sostanzialmente contro qualcosa e

qualcuno.

 

Quindi no, grazie al "campo largo". Il Paese ha bisogno di un "Campo ben coltivato", che si può ottenere solo rimescolando in profondità l'attuale scenario

politico italiano. L'esito dovrà ovviamente essere anche un campo sufficientemente largo, ma il suo perimetro dovrà essere politico e non aritmetico.

Compito questo di cui possono farsi carico solo le componenti riformiste, chiamate ad uno straordinario sforzo di elaborazione e di unità, da cui questo

nuovo campo dovrà prendere le mosse.

Un "Campo ben coltivato", sia con piattaforme politico-programmatiche solide e chiare, sia con un'azione di governo all'altezza delle sfide del tempo che

viviamo.

Aprire una fase nuova della politica italiana, a partire da una nuova Legge Elettorale di tipo proporzionale, e con la previsione delle preferenze, per

sottrarre il Parlamento alla nomina delle ristrette gerarchie dei partiti e farne una istituzione veramente rappresentativa della volontà del corpo elettorale.

Non è questo un canto nostalgico, bensì una capacità di lettura della storia che cambia.

E' questa una utopia? Ora potrebbe sembrare, ma la storia ci insegna che di tanto in tanto accadono eventi improvvisi ed imprevisti. I tornanti della storia

sono misteriosi. La storia premia il coraggio e la coerenza, così come punisce coloro che non riescono a guardare oltre il proprio naso.

La scommessa dei riformisti dovrà essere quella di saper guardare in avanti, oltrepassando gli orizzonti dell'immediatezza. Occorre che trovino il coraggio

di immaginare traiettorie di medio-lungo periodo, anche sapendo incassare eventuali sconfitte e delusioni.

Concludo queste mie riflessioni riportando uno stralcio di un'intervista rilasciata dal Prof. Giuseppe Benedetto - Presidente della Fondazione Luigi Einaudi

- ad Aldo Torchiaro, per Il Riformista. Mi pare contenga spunti interessanti per tracciare la rotta su cui il riformismo potrà incanalarsi:

Cosa vede, per riordinare il sistema elettorale?

«Germania, Germania, Germania. Un sistema elettorale solido che garantisce il massimo della rappresentatività e al tempo stesso della stabilità. Proporzionale

con sbarramento al 5%».

Un sistema alla tedesca anche per dare ai partiti una identità più chiara?

«Riferiamoci alle famiglie europee, altrimenti si crea confusione. Conservatori, popolari, liberali, socialisti, verdi e sinistra radicale».

I riformisti dove stanno?

«In Europa si chiamano liberali. Chiamiamoli liberaldemocratici».

C’è spazio elettorale per loro?

«Sì, lo spazio è quello verificato tra le politiche e le europee, il 7-8%. Farebbe un errore colossale chi ritenesse che quell’elettorato si può spostare

su Forza Italia o sul Pd. Se non diamo a quegli elettori un’offerta politica, si rifugeranno nell’astensione. Sono l’elettorato più consolidato: quelli

che nella Prima Repubblica votavano Psi, Pri e per i Radicali erano la stessa fetta. Un elettorato, mi consenta di dire, colto».

Può apparire elitario. Diciamo selettivo, esigente?

«Un elettorato che non accetta di andare a destra, né a sinistra».

Né con il centrodestra, né con il centrosinistra?

«Queste due famiglie non esistono in natura. Cos’è il centrosinistra, negli altri paesi? E il centrodestra? Sono invenzioni del berlusconismo. Falsi storici

che ci portiamo dietro da trent’anni».

Dunque il centro esiste. Può esistere autonomamente?

«O esiste autonomamente o non esiste. Poi non è che il centro da solo può avere il 50% dei voti, e d’altronde nel mondo dove li ha? Può presentarsi alle

elezioni e prendere i voti, poi deciderà con chi governare. Si è sempre fatto così alle elezioni tedesche, i liberali di Fdp hanno fatto la loro campagna,

preso i loro voti e poi verificato di essere più compatibili con il programma di governo al quale era disponibile Scholz, del Spd. Così avviene nelle democrazie

europee».

Non va annunciato prima con chi ci si allea?

«Le risulta che in Spagna, Francia, Germania si precostituiscano le alleanze e poi si va a votare? Avviene il contrario, come è logico. Ciascuna sigla

dice perché essere votata e dal giorno dopo i partiti, dopo essersi pesati, si parlano per capire se possono esistere convergenze».

Lucca, 23 agosto 2024




martedì 6 agosto 2024

Luigi Marattin - Congresso e non solo - Newsletter n.49 22 luglio - 5 agosto

I Riformisti x TTR che hanno deciso di comunicare con il nuovo nome "Riformisti al Centro" condividono molte cose che da settimane sta dicendo Luigi Marattin insieme a molte centinaia di dirigenti locali di Italia Viva e ai giovani della Scuola, che Matteo ha realizzato.

Pubblichiamo integralmente l'ultima newsletter di Luigi, che ha molti richiami che non potranno essere attivati, ma che potete trovare sui Social.

francesco colucci, Riformisti al Centro 


Ciao a tutti,

siamo all’ultima newsletter prima di qualche giorno di pausa agostana. Queste
ultime due settimane sono state intense e con tanti argomenti. Andiamo per ordine.


In Italia Viva continua lo “stato di agitazione” aperto dalla decisione annunciata dal Presidente del partito Matteo Renzi sul Corriere della Sera il 19 luglio, cioè che d’ora in poi la nostra comunità politica sarà schierata col centrosinistra sia a livello nazionale che in tutte le elezioni locali.


Come sapete, non ho trovato corretto che una decisione del genere (che contraddice completamente non solo quello che Matteo ha detto fino al giorno prima, non solo la nostra posizione politica degli ultimi cinque anni ma anche il mandato con cui Matteo è stato eletto al primo – e unico – congresso di Italia Viva neanche nove mesi fa) venga presa senza far esprimere la comunità politica di Italia Viva.


Un partito che fa così non è una comunità politica, ma una proprietà privata di
qualcuno che ne dispone a piacimento e non tollera - nei fatti - che opinioni diverse vengano espresse e discusse.


Questa stessa posizione – che condanna le scelte fatte in questo modo e chiede semplicemente di poter consultare gli iscritti - è stata espressa, in modo indipendente dalla mia, anche da circa 270 dirigenti di Italia Viva (tra presidenti provinciali, metropolitani, coordinatori di zona, membri di cabina di regia e amministratori locali) e 100 giovani delle scuole di formazione che abbiamo svolto in questi anni: trovate entrambi i documenti qui e qui , se vi va di leggerli e prenderli in considerazione. 

Tra l’altro, dopo questo weekend, mi sembra che le firme dei presidenti provinciali siano addirittura aumentate! 


Se ci fosse modo di discutere serenamente, si potrebbe dar voce a chi non è
convinto che la strada migliore sia l’alleanza col centrosinistra: semplicemente perché sembra davvero complicato stringere un patto per il governo del Paese (si, quando ci si candida non lo si fa per trovare il posto in Parlamento a qualcuno, ma per cambiare il Paese) con chi ha opinioni radicalmente opposte alle nostre su fisco, welfare, energia, ambiente, politiche di sviluppo, giustizia, politica estera e praticamente ogni altra dimensione della vita pubblica.  

 

Anche perché – e questo forse non è stato sufficientemente considerato – non è poi così pacifico che da quella parte muoiano dalla voglia di averci: guardate ad esempio qui un sondaggio condotto dall’istituto di ricerca di Antonio Noto, che dovrebbe quantomeno indurre ad una riflessione. 


Io ad esempio la penso in modo diverso e… a settembre su questo ci sarà qualche novità!

 

In ogni caso, potete se volete recuperare questi (ed altri concetti) in queste mie due interviste a La Stampa  e Repubblica, in questa a Zapping - Radio1 e in queste dichiarazioni ai giornalisti fuori da Montecitorio.


In tutte queste iniziative sono stato sempre attento a non usare mai nessuna parola di attacco personale nei confronti di nessuno: qui si parla di politica, non di quello che si pensa di questa o quella persona. Anche perché persino qualora le strade si dividano, non c’è motivo per attaccare o insultare le persone con cui hai condiviso 15 anni di strada e con cui, comunque vada, rimarranno ricordi splendidi.


La reazione però non è stata dello stesso livello. Sui social qualche persona vera e decine di profili finti predisposti da chi evidentemente sognava di lavorare per l’ufficio comunicazione del M5S ha iniziato a insultare pesantemente sia me (se n’è accorto Il Tempo qui) che i dirigenti territoriali che avevano ritenuto di chiedere la possibilità di discutere. 

 

Gli insulti a me vanno bene, non mi preoccupano. Ma aggredire in questo modo, anche se con profili anonimi e finti,  militanti e dirigenti di base  che si sono spaccati la schiena anche per far prendere a qualcuno le millemila famigerate preferenze ed hanno il solo torto di chiedere una discussione ampia è un qualcosa che davvero lascia perplessi. 


E dal Presidente nazionale c’è stata solo una lettera molto nervosa – e me ne
dispiace sinceramente – in cui in pratica dice che decide lui e basta, e gli altri è meglio che stiano zitti perché lui in passato li ha candidati in collegi sicuri, li ha fatti diventare presidenti di commissione. Quindi “zitti e ringraziate”, e basta.


Come ebbi già modo di dire nel documento politico che presentai allo scorso (primo e unico) congresso di Italia Viva nell’ottobre 2023, penso che una comunità politica che si regge sul rapporto di subordinazione e eterno riconoscimento al Capo che ti ha, nella sua infinita bontà, concesso  di avere qualche ruolo non sia una comunità sana. Il legame che dovrebbe reggere una comunità non è questo, ma la comune visione di società e il rispetto reciproco. Verso il leader, ma anche verso chiunque altro, soprattutto chi ha un’opinione diversa. Altrimenti più che una comunità politica sembra una comunità religiosa. 


In ogni caso, vedremo alla ripresa dopo le ferie. Sempre con serenità e senza mai offendere nessuno.

 L’argomento che viene usato molto in queste settimane (“l’Assemblea Nazionale del 28 settembre è sovrana, deciderà in autonomia!”) è purtroppo non corretto. Se il Presidente non vuole il Congresso – come ha chiarito in più occasioni, rimangiandosi quanto dichiarato fino a pochi giorni prima – l’Assemblea non ha modo di indire un congresso a meno di non sfiduciare il Presidente. Che penso non sia l’obiettivo di nessuno.

 

Il modo per rendere davvero sovrana l’Assemblea Nazionale invece sarebbe spaventosamente semplice: il Presidente annuncia le sue "dimissioni tecniche" 

 

In quel modo l’Assemblea ha due scelte:


a) Indice un Congresso in cui far esprimere tutti gli iscritti sulla nuova linea
politica
b) Non considera necessario il Congresso e si attribuisce il diritto di decidere per conto di tutto il partito: allora, se vuole, può rieleggere il Presidente dimissionario.


Naturalmente l’opzione b) – sebbene, questa sì, perfettamente legittima a norma di statuto – sarebbe politicamente molto strana….non solo perché, come detto più volte, una scelta strategica che impegna il partito per anni non può che essere presa dagli iscritti, ma anche perché l’Assemblea Nazionale non è stata eletta, ma nominata dal Presidente stesso….
 

Ma passiamo ad altro. Era ora, lo so….Ma non certo perché quanto detto finora rappresenti un inutile orpello o un fastidio. Certo immagino sia così per chi si aspetta sempre e soltanto un semplice  “signorsì” dopo ogni parola; ma quando si fa politica  il modo in cui una comunità sta insieme è fondamentale. Tanto quanto le grandi strategie mondiali e planetarie.


Per il secondo anno consecutivo sono stato invitato alla festa della Lega in Romagna per un dibattito con il loro capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. 
Un dibattito civile e di merito, tra opinioni diverse. Come dovrebbe essere in uno spazio pubblico che mira alla crescita, e non alla distruzione.


Qui potete trovare un paio di considerazione sul tema della ZES unica ma soprattutto sull’approccio da pubblicità ingannevole che ha questo governo su un tema importantissimo come quello delle tasse e delle piccole imprese.


Sempre a proposito di questo argomento qui potete trovare la mia dichiarazione di voto, a nome di Italia Viva, sul consuntivo 2023 e assestamento di bilancio 2024.

Il 25 luglio invece sono stato ospite di Sky Economia dove abbiamo parlato di
PNRR, mercati finanziari e crescita e concordato preventivo biennale. Ospite insieme a me c’era il sottosegretario Leghista Freni al quale ho fatto fatto una semplice domanda, a fronte del suo inaspettato liberismo visto il suo partito di appartenenza.
La trovate qua.


Nel frattempo sono iniziate le Olimpiadi, con il loro bel carico di polemiche. E una punta di amarezza. Queste Olimpiadi si sarebbero potute svolgere a Roma se il M5S con il suo populismo non l’avesse impedito.

Per le polemiche, soprattutto riguardanti la pugile algerina, vi rimando a questo mio tweet qua ​ ispiratomi dall’intervento di un sottosegretario di Forza Italia che sostanzialmente dice ai suoi colleghi di maggioranza “basta sciocchezze”.


Per chi ha continuato a seguire il dibattito parlamentare, nonostante il caldo che invita giustamente a fare altro, un altro tema che ha tenuto banco è “l’abolizione del redditometro”. Qui e qui vi dico come stanno realmente le cose e vi spiego perché al riguardo Lega e Fratelli d’Italia meriterebbero una multa al pari di quella ricevuta da Chiara Ferragni. 

 

Piccola nota di colore: nei giorni scorsi alla Camera si discutevano gli ordini del giorno, e chi mi conosce sa bene quanto io poco apprezzi questa pratica (usando un eufemismo). Ad un certo punto però sono dovuto intervenire anche io stimolato dall’intervento della collega grillina Appendino. Non vi voglio fare spoiler ma ve ne consiglio fortemente la visione.

 

Anche quest’anno nell'anniversario della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 la politica ha dato il peggio di sé. Sul mio sito trovate una mia riflessione che non si sofferma tanto sul “chi” ma sul “perché” di quella strage. E non solo di quella strage.
 

Mi sembra sia tutto. 

 

Auguro a tutti voi uno splendido mese di agosto in cui ricaricare energia e entusiasmo. 

 

E ricordate cosa diceva il Maestro Francesco De Gregori:
“Questa notte passerà senza farci del male. Questa notte passerà. O la faremo
passare”.


Un abbraccio,
Luigi.


 Per leggere il sito di Luigi Marattin


https://www.luigimarattin.it  





 


 

domenica 4 agosto 2024

La buona politica: l'unico vaccino per sconfiggere l'antipolitica di Paolo Razzuoli

In un tempo di imperante antipolitica, affermo che la politica è una delle attività umane più nobili e necessarie per la convivenza civile.

Naturalmente occorre intendersi bene sul senso della politica.

Per questo chiedo soccorso all'etimologia: il termine "politica" deriva dal greco classico ed è costituito da due parole: "Polis", la città stato, e "techne",

tecnica o arte. Quindi la politica è l'arte - o la tecnica - di amministrazione della Polis, insomma dello Stato.

Quindi un'attività fondamentale per la convivenza civile, senza la quale nessuna comunità potrebbe vivere in modo armonico ed ordinato. Tanto meno la nostra,

stante le complessità delle società contemporanee.

Infatti Pericle definisce la politica «l'arte di vivere assieme».

Ed Aristotele: politica" significa l'amministrazione della "polis" per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini

partecipano".

 

Se poi sia più una scienza o un'arte, può incuriosire il giudizio di Otto Von Bismarck: "La politica non è una scienza, come molti signori professori s'immaginano,

ma un'arte."

Ma allora perché oggi è così diffuso il rifiuto della politica?

La risposta va ben articolata per evitare populistiche generalizzazioni. Ma certo, nel tempo che viviamo, in Italia ma non solo, credo sia assai palpabile

un processo degenerativo della politica che ha progressivamente allontanato la gente da essa, ma non solo, ha creato una diffidenza ed un rigetto, nel

quale si è progressivamente inoculato il virus del populismo e del sovranismo, estremamente pericolosi per la tenuta delle istituzioni di democrazia rappresentativa.

Dicevo non solo in Italia, anche se solo di essa mi occupo in queste mie riflessioni.

Pur non intendendo in alcun modo affrontare il tema della storia della politica, non può sfuggire che processi di degenerazione di essa sono riscontrabili

sin dai tempi più antichi: Basti pensare alla storia ateniese, che pur della democrazia è stata la culla, ed agli scritti di Tucilide che ne denunciano

la degenerazione.

Inoltre vanno considerate le profonde differenze fra l'esercizio della politica in un sistema autoritario, rispetto al sistema democratico: insomma il

Principe di Machiavelli è tratteggiato in uno scenario totalmente diverso da quello in cui opera un politico in una moderna democrazia liberale quale è,

salvo varie storture, quella italiana.

Se all'uscita dalla seconda guerra mondiale la politica godeva di una forte fiducia, attestata anche dall'elevatissima partecipazione al voto, con il trascorrere

dei decenni questa fiducia si è affievolita, sino a raggiungere gli attuali livelli di guardia. Questa progressiva sfiducia è anche rintracciabile in frasi

di figure celebri:

Enrico Berlinguer: “I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela.”

Dario Fo: "Come esistono oratori balbuzienti, umoristi tristi, parrucchieri calvi, potrebbero esistere benissimo anche dei politici onesti."

Roberto Gervaso: "Buon politico è chi sa mentire; grande politico chi finisce col credere alle proprie menzogne."

Ma una idea di politica molto disinvolta non è certo soltanto un fenomeno dell'oggi. Ne fa fede questa frase di Otto Von Bismarck: "Non si mente mai così

tanto prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia."

Ma riprendendo il filo del discorso, quali sono i principali tratti della degenerazione politica dell'oggi?

Anzitutto una classe politica sempre più interessata ad autoconservarsi anziché essere realmente rappresentativa dell'elettorato. Per ragioni ben note,

l'elettorato è stato privato della possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Ormai da decenni, la scelta della classe politica, soprattutto a livello

parlamentare ma non solo, viene fatta da strettissime consorterie di partito, anch'esse prive di una legittimazione dal basso. Infatti, i partiti si sono

progressivamente trasformati in entità leaderistiche, in cui il coinvolgimento della base o non esiste, o laddove esiste è poco più che un vuoto rituale.

In secondo luogo la politica si sta rivelando sempre più incapace di affrontare le sfide della contemporaneità, quali la globalizzazione, le migrazioni,

l'innovazione tecnologica e digitale, i cambiamenti climatici. Partendo dal presupposto che ciò che importa è la raccolta del consenso, all'elettorato

si cerca di dire ciò che esso si vuol sentir dire, anche dando sfogo alle peggiori pulsioni populiste, quindi di pancia più che di testa. Pulsioni che

nei social trovano un formidabile strumento di diffusione, e nel basso livello culturale dell'elettorato il più fertile terreno di coltura. E' ovvio che,

posto che poi le promesse si rivelano irrealistiche, la sfiducia ed il rigetto risulteranno conseguenti.

A proposito della vacuità delle promesse dei politici, voglio riportare una citazione attribuita al leader sovietico Nikita Chrušcëv: "Gli uomini politici

sono uguali dappertutto. Promettono di costruire un ponte anche dove non c’è un fiume."

Chi ha i capelli grigi come me, e ricorda Cruscev, fa un po' fatica ad attribuirgli questa frase; l'ho trovata su Internet e mi è sembrata utile riportarla.

E ancora, i politici sembrano più interessati alle "mosse" per assicurarsi ruoli personali, anziché mettere in primo piano l'impegno per la soluzione dei

problemi dell'agenda politica. Un conto è la "Politica" e altra cosa è il gioco politico. Si ha la netta sensazione che prevalgano, nelle loro scelte,

questioni di ruoli e di posizionamento personale, appunto di gioco politico, in luogo della coerenza di visione politica e di lavoro serio e costante per

l'individuazione delle soluzioni ai problemi.

Intendiamoci bene, come tutte le attività umane, anche la politica ha i suoi strumenti e le sue strategie. La ricerca del potere, quando è considerato lo

strumento per il concreto agire, è deltutto legittimo. Il potere è necessario poiché solo attraverso di esso, è possibile il possesso degli strumenti per

incidere realmente sulle scelte. Quindi il problema non è la ricerca del potere, bensì l'uso che ne viene fatto. Se il potere è finalizzato alla realizzazione

di un progetto politico, è deltutto legittimo che lo si cerchi; se il potere è invece asservito ad interessi di carriera personale, allora è un altro paio

di maniche.

Oggi è sempre più dominante l'impressione che il potere rappresenti uno strumento di conservazione di ruoli e posizioni personali; non stupisce quindi

il rifiuto sempre crescente che serpeggia fra la gente.

Naturalmente voglio tenermi distante da qualsiasi generalizzazione; ma il sentire della gente è questo e, al di là delle buone intenzioni, non sembra ci

sia una autentica presa di coscienza della situazione.

Una sfiducia che si traduce in una crescente astensione dal voto che, alle ultime elezioni europee, ha superato il 50% degli elettori. E' un dato pericoloso,

stante l'affanno in cui si muovono le democrazie liberal-rappresentative; la democrazia va presidiata con la partecipazione; la sua caduta non fa che accrescere

i rischi di una sua involuzione.

Un altro pericoloso dato della crisi è l'assunto populista secondo cui "uno vale uno". In questi decenni, di progressiva accentuazione di pulsioni antipolitiche,

si è demonizzato il professionismo politico. Niente di più falso: la politica è un'attività estremamente impegnativa che richiede studio, costanza, capacità,

sacrificio. Va nettamente distinta la ricerca di ruoli politici quali mezzi di sussistenza, da un professionismo fatto di studio, di lavoro, di impegno

nelle varie sedi in cui la politica viene esercitata.

Va smentita insomma questa frase qualunquista che su Internet ho trovata attribuita a Roberto Benigni: "La politica è l’unico mestiere dove non è richiesto

saper fare niente."

Utile la distinzione di Max Weber: "Ci sono due modi di fare il politico: si può vivere “per” la politica oppure si può vivere “della” politica."

E ancora il grande sociologo tedesco: "la politica non è che aspirazione al potere e monopolio legittimo dell'uso della forza e, per questo, richiede l'operato

di appositi professionisti"

Ed infine l'altro assunto populista che pretende di contrapporre una società sana ad una classe politica corrotta (la casta appunto). Niente di più fuorviante.

Sostanzialmente, ogni società ha la politica ed il governo che si merita. Attribuire l'intera responsabilità agli altri è il classico mezzuccio italiano

per sottrarsi dalle proprie responsabilità. Montanelli sagacemente ha scritto: "L’Italia ha la classe politica che si merita. Siamo sicuri che ne troveremmo

di migliori? E se ne trovassimo, che cosa, quale “popolo” rappresenterebbero?"

ho molto indugiato sulla "cattiva politica" giacché, credo, che sia lì che vadano ricercate le principali cause dell'imperante "antipolitica". Credo che

il rigetto della politica possa essere combattuto con un unico vaccino: la "Buona Politica". E mi rendo ben conto che l'inversione di tendenza non è semplice,

poiché richiede la messa in discussione di atteggiamenti e criteri fortemente consolidati.

Tanto difficile che, quasi sempre, si pone l'accento su aspetti secondari dei problemi, in mancanza del coraggio e della determinazione necessari per affrontarne

i tratti salienti.

Altra tentazione è quella di ritenere che i problemi risiedano solo nell'inadeguatezza della nostra architettura istituzionale.

Posto che sono deltutto favorevole a riforme istituzionali fatte con criterio e rispondenti ad obiettivi ben individuati, pongo l'accento sulla necessità

di distinguere con chiarezza i temi istituzionali da quelli della qualità della politica.

Le due traiettorie sono complementari e sarebbe illusorio pensare che problemi tanto complessi possano essere risolti con scorciatoie istituzionali, peggio

ancora se immaginate per ridurre il ruolo di fondamentali istituzioni della democrazia rappresentativa.

In un mio articolo, intitolato "Obiettivo Democrazia governante: Qualità della politica e riforme istituzionali", pubblicato su Fucinaidee nel 2023, ho

cercato di approfondire questi temi. Correlato a questo contributo allego il testo di quelle riflessioni.

Quindi rapidamente, quali possono essere le traiettorie di una nuova "Buona Politica"?

Ridare rappresentatività alla classe politica ripristinando meccanismi di reale scelta da parte dell'elettorato;

Individuazione di un personale politico adeguato, anche professionalmente, sapendo che ciò implica anche il riconoscimento di un adeguato compenso;

Ed ancora, scelta di un personale politico che sappia sottrarsi alla "dittatura del presente" dei sondaggi, e che sappia immaginare una prospettiva di

ampi orizzonti per le sfide della contemporaneità;

ed infine, scelta di un personale politico che sappia far buon uso del potere (è da animelle candide demonizzare l'esercizio del potere), utilizzandolo

non quale strumento di sistemazione personale, ma quale mezzo necessario per dare concretezza alla propria visione politica.

Poche parole sui partiti, che pur sono uno strumento fondamentale per l'esercizio della democrazia: superamento degli attuali partiti leaderistici, tornando,

se pur con le diversità implicite nelle trasformazioni dei tempi, a forze organizzate attorno a leader e non a padroni legittimati dalla base degli iscritti,

che sappiano riprendere il loro ruolo di strutture intermedie fra società ed istituzioni, e che riprendano anche il ruolo di fucine per la formazione della

classe dirigente.

E' questa una illusoria utopia?

Può anche darsi, ma credo che questa rappresenti l'unica strada per sconfiggere seriamente le tossine ammorbanti dell'antipolitica.

Credo che l'unico vaccino utile sia quello della "Buona Politica". E' una sfida gigantesca che attende la politica italiana, e non solo quella. Oggi le

democrazie occidentali sono minacciate sia sul fronte esterno che su quello interno: quest'ultimo, le pulsioni populiste e antipolitiche, forse ancor più

minaccioso dei fattori esterni.

Vedremo quale china prenderanno gli eventi!!!

 

Documento correlato

 

Obiettivo Democrazia governante: riforme istituzionali e qualità della politica

di Paolo Razzuoli

 

Lucca, 2 agosto 2024



 

martedì 30 luglio 2024

Superare questo inconcludente bipolarismo: oltre il suicidio dei "galli cedroni" di Paolo Razzuoli

 Pubblichiamo un articolo del Prof.Paolo Razzuoli sulla crisi del Terzo Polo.

E' sufficiente provare a parlare dell'argomento con qualcuno, per toccar con mano la sfiducia di cui gode in Italia la politica e, più in generale, la gestione della cosa pubblica. Un atteggiamento che, direi inevitabilmente, si riflette sulla diserzione delle urne che, come si è visto alle recenti elezioni europee, ormai supera il 50% degli aventi diritto al voto.

Uno scenario che certo non giova alla salute della democrazia, un pericolo di cui si parla per qualche giorno dopo le elezioni, e che puntualmente va nel dimenticatoio salvo riprenderlo alla successiva scadenza elettorale: così è puntualmente accaduto negli ultimi decenni allorché la partecipazione al voto è progressivamente scesa.

Mi rendo perfettamente conto della difficoltà del problema e dello straordinario sforzo che va messo in campo per cercare di risolverlo. Uno sforzo che va, a mio modo di vedere, articolato su tre versanti, da un lato una profonda revisione del sistema politico, in secondo luogo operando alcuni necessari nterventi di modifica istituzionale, ed in fine la presa di coscienza che è improcrastinabile un salto nella qualità della politica.

Tre canali di intervento complementari e necessari, per cercare di raggiungere l'obiettivo di una democrazia realmente governante e, nel contempo, di cercare di ricucire quel tessuto di fiducia fra società ed istituzioni che ora si è pericolosamente rotto.

Una rottura ancor più pericolosa, posto che in essa si sono inserite le più devastanti pulsioni populiste: pulsioni che alimentando le spinte antipolitiche contribuiscono in modo determinante a rompere quella coesione fra società ed istituzioni che costituisce la pietra miliare della democrazia rappresentativa.

Attorno a questi punti credo possa essere costruita una credibile proposta di una forza riformista nella quale potrebbero forse anche riconoscersi molti

di quegli elettori delusi e smarriti che non si presentano più alle urne. Una proposta riformista di natura liberal-democratica, che andrebbe costruita con una grande attenzione ai contenuti, per far sì che il riformismo non sia una parola vaga in cui più o meno tutti possano riconoscersi, bensì una piattaforma chiara nei metodi e nei contenuti, che indichi la meta e la traiettoria che si intende seguire. 

In questi decenni, il bipolarismo italiano, delresto frettolosamente nato nella temperie politica del golpe mediatico-giudiziario di tangentopoli e di mani pulite, si è dimostrato inadeguato ad affrontare i tanti nodi in cui si dibatte il sistema Italia.

Credo che non sfugga a nessuno che quasi tutti i problemi dell'oggi sono gli stessi di quasi trent'anni fa, aggravati dalla inevitabile azione corrosiva del tempo: scarsa produttività, mancanza di una politica industriale seria, burocrazia invadente, inefficiente ipertrofica e costosa, problemi della giustizia, mancanza di visione nelle scelte politiche strategiche, decadimento di importanti servizi pubblici essenziali quale ad esempio la sanità. A ciò va aggiunta la debolezza dei numerosi governi che si sono succeduti, siano essi stati governi politici o tecnici, in una girandola ben nota su cui non serve indugiare.

Un bipolarismo, il nostro, che è servito sì per vincere le elezioni, ma non certo per governare. Infatti, non raramente, le varie componenti dei "poli" hanno poi fatto scelte diverse, ma, anche quando ciò non è accaduto, abbiamo assistito, come delresto anche nel momento presente, a fortissime conflittualità fra forze alleate nella maggioranza governativa. E ancora: vi immaginate Renzi, autore del Jobs Act, assieme a chi vuole cancellarlo? E ancora: vi immaginate i garantisti di Italia Viva assieme ai giustizialisti che a Genova hanno manifestato per le dimissioni di Giovanni Toti, imprigionato con una procedura che richiama il tribunale dell'inquisizione?

Una situazione che non consente certo di affrontare le difficili sfide poste da un serio disegno riformista, che richiede credibilità, coesione e forza politica.

A nessuno può inoltre sfuggire la tendenza alla radicalizzazione dello scontro politico, che vede sempre più rafforzarsi le componenti più estreme dei poli.

Una tendenza non solo italiana, come le recenti vicende francesi attestano, che impone scelte volte alla deradicalizzazione del sistema politico, che può essere ottenuta solo tramite la presenza di una forte componente centrista quale fattore di stabilizzazione del sistema.

La sfida vera è quella di sconfiggere i populismi di destra e di sinistra. Non è certo quella di sostituire i populisti di destra con quelli di sinistra.

Credo insomma che occorra il coraggio e la consapevolezza di prendere atto del fallimento di questo inconcludente bipolarismo che, con le sue debolezze e contraddizioni si è posto come fattore inibente di ogni tentativo di intervenire seriamente sulle fragilità del nostro sistema paese.

E non si può dire che segnali incoraggianti non siano giunti dall'elettorato. IL risultato ottenuto dal cosiddetto "Terzo Polo" alle elezioni del 2022, è stato sicuramente incoraggiante. E lo è stato ancor più laddove si considerino le circostanze che hanno portato alla definizione della proposta, presentata all'ultimo tuffo, e con molti dubbi sulla sua tenuta, stante l'inettitudine alla leadership dei due maggiori rappresentanti di Italia Viva ed Azione, ovvero le componenti che nell'esperienza si sono riconosciute.

Dubbi che poi si sono rivelati purtroppo veritieri, stante le vicende che hanno portato l'esperienza a dissolversi come neve al sole.

E qui mi corre l'obbligo di tornare nuovamente sulla mancanza di leadership di Renzi e Calenda, una mancanza che si è tradotta nel fallimento dell'esperienza.

Due parole sul senso della leadership. - La leadership è la capacità di farsi interprete e garante delle volontà collettive, gestendone le strategie ed aiutandone la crescita politico-culturale. E' dunque cosa ben diversa dall'amministratore delegato o dal presidente di una società per azioni. 

La leadership è un'attitudine deltutto diversa da quella del dirigente d'azienda, e di leadership non c'è stata traccia, in una gestione che ha visto Italia Viva ed Azione considerate come strumenti di propietà di chi se ne è servito anzitutto per le proprie mire personali.

Da qui il mio rifiuto di aderirvi, anche se, auspicando la nascita di un polo che consentisse il superamento dell'attuale bipolarismo, in varie circostanze ho offerto vicinanza all'esperienza.

Certo alle Europee le cose sono andate male circa il risultato pratico. Ma vogliamo un attimo soffermarci sulle cause e sul modo con cui la proposta è stata presentata?

Non solo i due gruppi si sono presentati divisi, ma non possiamo ignorare nemmeno il percorso accidentato in cui dal 2022 in poi si sono infilati. Quale

credibilità pensate che possano avere forze che, sotto la guida di figure sprovviste di vera leadership, hanno dato vita ad un "teatrino" del ridicolo e dell'assurdo?

Ebbene, il risultato del quasi 8% capitalizzato da Azione e da Stati Uniti d'Europa, non è certamente poco quale base di partenza per una nuova esperienza politica. 

Certo occorre saperla costruire, anzitutto liberandola dalla ingombrante tutela dei due "galli cedroni", interessati a combattersi in barba a chi, nelle loro rispettive basi, credeva sinceramente nel progetto.

Speriamo quindi che il percorso possa proseguire. Ne conosco benissimo le difficoltà, ma so anche che la storia ci insegna che molte volte dopo le iniziali difficoltà i buoni progetti politici possono prendere il largo.

Renzi ha scritto che le elezioni europee hanno sancito l'irrilevanza del Terzo Polo: un'affermazione che offende qualsiasi intelligenza politica. Se Renzi ha deciso di privilegiare il suo posizionamento personale, ha tutto il diritto di farlo, ma non prenda in giro. 

Se c'è un dato che emerge da queste elezioni europee, è proprio quello di lavorare per la costruzione di un serio polo centrista, liberal-riformista, partendo dal consenso ottenuto da coloro che ad esso si richiamano, ancorché in questa occasione presentatisi incolpevolmente divisi.

 Un nuovo soggetto politico che si proponga agli elettori con un programma chiaro sui tanti problemi che da decenni attendono una soluzione, ed altrettanto chiaro sulla volontà di ridare all'elettorato una autentica capacità di scelta di chi dovrà rappresentarlo in sede politico-amministrativa, chiudendo finalmente una stagione in cui, aldilà dei proclami sulla vocazione democratica, il Parlamento è stato sostanzialmente scelto da poche decine di persone.

E qui ci sarebbe da riflettere attorno alla sincerità democratica di forze che nei fatti adottano mezzi da regime: una sorta di fascismo all'incontrario che, si badi bene, riguarda un po' tutti i soggetti attualmente presenti nel panorama politico italiano.

Quindi il ripristino delle preferenze, ed una Legge Elettorale di impianto proporzionalista, sul modello tedesco, con lo sbarramento per evitare l'eccessiva frammentazione.

Ogni componente potrà così presentarsi con il proprio programma; sarà poi la mediazione da farsi in sede politico-parlamentare, come delresto accade in Germania, che deciderà le alleanze. Si potranno poi studiare alcune riforme istituzionali per rafforzare l'esecutivo, quindi per l'ottenimento di una democrazia meglio governante. Come ben si vede, una strada completamente diversa rispetto a quella del premierato, proposta dall’attuale maggioranza.

Vedremo mai la nascita di questa forza? Non so, forse è utopia. Ma l'utopia nella storia umana ha spesso giocato un ruolo fondamentale.

Qualcosa sembra muoversi ed alcune figure di rilievo sembrano voler prendere le distanze dalle giravolte personalistiche del loro capo. C'è poi qualche segnale dalla società civile che speriamo trovi la forza di organizzarsi. Penso sia necessario un movimento di stimolo dal basso, anche se andrà guidato da una leadership forte e credibile.

Non è facile, ma di questo il Paese avrebbe bisogno, per provare a fronteggiare le sfide che lo attendono sia sul versante interno che su quello internazionale.

Certo la storia ci insegna che spesso non accade ciò che sarebbe opportuno accadesse. Speriamo che in questa circostanza si smentisca.

Infine la conclusione del mio ragionamento: andare oltre il suicidio dei "galli cedroni", ragionando finalmente di politica, ed armandosi di pazienza per affrontare un percorso seminato di ostacoli, che potrà dare frutti solo nel medio-lungo periodo, ma necessario per il Paese e, credo, anche capace di riportare alle urne quei milioni di elettori ed elettrici attualmente delusi, disaffezionati e smarriti.

Lucca, 29 luglio 2024



 

domenica 28 luglio 2024

Appello di TTR agli Iscritti di Italia Viva:

Chi vuole continuare a lottare per un nuovo Partito Liberale e Riformista si unisca a noi per la prossima battaglia Congressuale.

Il Blog Think Tank Reformist (TTR), si batte da circa due anni, per contribuire a costruire un Partito Liberale e Riformista, al “Centro” della vita politica Italiana e Toscana, fedeli alle indicazioni di Matteo Renzi.

In questo momento di difficoltà per la costruzione di questa prospettiva Liberal-democratica e i dubbi di Matteo, 

TTR, con i suoi iscritti a Italia Viva, si propone come momento di costruzione e organizzazione di una componente Liberale e Riformista all’interno di Italia Viva, in Toscana, in preparazione del Congresso e delle Assemblee che Matteo Renzi ha annunciato.

Think Tank Reformists cercherà di essere punto di riferimento e informazione di tutti coloro che all’interno di Italia Viva e anche al di fuori, in Toscana, vorranno impegnarsi per portare avanti in ogni consesso una linea Liberale e Riformista, 

NON  CONDIVIDENDO nessuna forma di Margherita2 ne di associazione con Grillini, Sinistra e Verdi e neppure con l’attuale gestione del PD.

Chiunque può associarsi con noi, iscritti e simpatizzanti, l’adesione è libera, non ha alcun costo, è la costituzione e organizzazione di una “corrente di pensiero” in Toscana, per i futuri dibattiti di Italia Viva.

PER FAR PARTE DI TTR, con la posizione politica “Al Centro con Renzi- Costruiamo un nuovo Partito Liberale e Riformista”, 

DEVI SOLO MANDARE UNA RICHIESTA DI ADESIONE AL GRUPPO WHATSAPP “RIFORMISTI AL CENTRO” 3480533233, oppure una mail di adesione a colucci.lucca@gmail.com,

Sarete informati sui dibattiti in corso, le novità, le indiscrezioni, le proposte.

Sul Gruppo si potrà discutere e prepararsi per gli incontri di Italia Viva delle prossime settimane, rafforzando la nostra prospettiva che è solo quella autonoma da tutti e Liberaldemocratica.

Francesco Colucci, Riformisti Toscani iscritto anche nel 2024 a IV e Libdem.

PS, Nei prossimi giorni il Blog TTR vedrà un primo articolo per il lancio di questa iniziativa che sarà intitolato: MATTEO O MATTIA.



 

 

  

 

 

sabato 13 luglio 2024

Italia Viva: Assemblea Regionale della Toscana , io la penso così

Sta circolando sul web una lettera di convocazione della Assemblea Regionale della Toscana per venerdì 19 luglio, ad oggi non arrivata ufficialmente agli iscritti, a firma del Presidente dimissionario Danti, che prevede all’ordine del giorno, tre punti: una sua relazione politica, le sue dimissioni, l’elezione del nuovo Presidente.

A margine l’indicazione che, se un iscritto desidera porre la sua candidatura a Presidente, lo può fare comunicandolo ad un indirizzo mail.

Questa convocazione, se vera, è l’ultimo atto di una Presidenza regionale che dire infelice è molto poco.

Dopo quello che è successo in questa campagna elettorale regionale, le decisioni e i comportamenti del Presidente uscente, i controversi risultati elettorali in Toscana, l’annuncio da parte di Matteo di un Congresso Nazionale per ottobre, con alla base il nuovo tesseramento 2024: tutto avrebbero consigliato un percorso diverso.

Un percorso da Partito vero, come vogliamo essere.

Un Partito che ha in Matteo un leader indiscusso, ma dove lui stesso ha capito che occorre ora una riflessione politica seria e partecipata, attraverso un Congresso dove si discuta di politica, dove si decida se siamo per andare avanti con il Terzo Polo da veri Riformisti e Liberali o tornate indietro con una Margherita2, ancilla di un PD populista.

Credo che sarebbe utile che la prossima Assemblea Regionale aperta dalla comunicazione del Presidente dimissionario, accettasse le sue dimissioni ed iniziasse una discussione politica da sviluppare in successive riunioni, anche attraverso Assemblea Provinciali.

Una discussione politica su cosa vogliamo essere in Toscana, quali le prospettive per le prossime elezioni regionali e locali, quale organizzazione dare al Partito.

Una discussione a tutto campo.

Per la gestione provvisoria del Partito Regionale in Toscana nominiamo tre reggenti con il compito anche di gestire una fase pre-congressuale di un Congresso Regionale da convocare subito dopo quello nazionale.

Una gestione straordinaria di pochi mesi, una gestione Istituzionale, che potrebbe essere composta da Stefania Saccardi, Stefano Scaramelli più un rappresentante autorevole delle province toscane, che potrebbe essere Edoardo Fanucci, per la sua esperienza e per il grande successo avuto alle elezioni comunali.

Non ho la presunzione di insegnare nulla, né pretendo di dare soluzioni compiute, ma che tutti noi, come Matteo dixit, abbiamo bisogno ora, di una seria e approfondita discussione politica, è incontrovertibile.

Le persone ci votano con difficoltà perché non siamo né carne né pesce e non ci considerano una prospettiva certa e sicura, nella politica Italiana.

E’ l’ora di dire ufficialmente in un Congresso chi siamo, dove vogliamo andare, anche in Toscana.

Un Partito vero discute di politica prima di eleggere dirigenti regionali: non l’abbiamo fatto nell’ultimo Congresso, non facciamo lo stesso errore.

Francesco Colucci, iscritto a Italia Viva e blogger di Think Tank Reformists



 

 

giovedì 4 luglio 2024

Il nuovo Vangelo secondo Matteo che i Riformisti vorrebbero.

L’insuccesso elettorale delle forze liberaldemocratiche non solo in Italia, con l’estremizzazione a destra e sinistra, ha creato incertezza e preoccupazione.

In tutta Europa, ma soprattutto in Italia.

Con questo ritorno forte al bipolarismo si sono aperti scenari politici nuovi…anzi vecchi.

Alcuni dei Partitini del fallito tentativo unificante di Stati Uniti d’Europa, si sono già prostrati al PD.

Lo stesso Calenda pare avviato sulla stessa strada frenato solo dal fatto che perderebbe metà Partito che emigrerebbe in Forza Italia…ma alla lunga anche lui tornerà nella casa madre PD.

Matteo Renzi, dopo aver giustamente convocato il Congresso, si pone ore due strade, invero opposte: Proseguire nel tentativo di realizzare il Terzo Polo anche con un suo passo indietro o tornare ad una seconda scialba edizione di Margherita due, un Partito satellite del PD adibito alla cattura dei riformisti che aborrano votare per eredi del Comunismo.

Per i Riformisti di TTR la strada è una sola: Terzo Polo o, meglio, un nuovo Partito, Liberal-democratico di Centro senza se e senza ma.

Un Partito di “Riformisti al Centro” politicamente indipendente dalla sinistra e dalla destra, entrambe largamente populiste nella conduzione.

Lodevole e coraggioso il tentativo di Marattin e Costa, ma le aggregazioni di più Partitini sono già fallite, più volte.

La proposta, anche questa populista: partiamo dal basso, con una Costituente aperta a tutti e un Leader da trovare in primarie aperte, non è condivisibile, perché irrealizzabile.

I Riformisti credono che non servano scorciatoie e che la via maestra non sia né breve né facile e deve passare da precisi atti politici conseguenti.

Innanzi tutto, Italia Viva, perché la realtà più strutturata.

Come proposto da Matteo, un Congresso straordinario di Italia Viva per definire nella chiarezza programmi, ruolo e posizionamento.

La definizione di una politica con un voto Congressuale e non per e. News del Leader.

Un Congresso vero, Politico, che dia certezze all’elettorato di una scelta di campo, chiara e precisa, verso un vero CENTRO, senza simpatie, ammiccamenti, nostalgie al PD.

Una scelta che sfoltirà di alcuni “orfani del Pd” che con le loro condotte a livello locale, contradditorie con quelle chiare di Renzi, anche a Lucca, hanno contribuito a confondere l’elettorato moderato e liberale, a non fidarsi della proposta di Stati Uniti d’Europa e a preferire la lista di un morto o non partecipare al voto.

Il prossimo Congresso di Italia Viva deve concludersi con l’approvazione di una linea politica inequivocabile.

Se vi sarà una forte maggioranza sulla scelta Centrista, anche nelle Province, potremo passare alla seconda fase con il cambiamento del nome.

Riformisti al Centro (RC) a noi piace molto e siamo per l’organizzazione di un Partito vero, non certo ottocentesco per il funzionamento degli organi, ma dove si discute di politica ad ogni livello e siamo coerenti con la scelta politica fatta a livello nazionale.

Un Congresso aperto a tutti coloro che vogliano costruire assieme un nuovo Partito Liberal-democratico non frutto del solito accordicchio fra leader ma fondato su una mozione politica inequivocabile e votata.

Leader: dovrà uscire dal Congresso, ma il miglior segnale sarebbe quello di un gruppo dirigente allargato ed eletto, che non rinneghi il passato ma faccia capire che il nuovo Partito “Riformisti x il Centro” non è più un Partito del Leader, ma un Partito politico pluralista nella gestione e nelle scelte.

Matteo Renzi, deve fare questa scelta coraggiosa, di umiltà ma fedeltà alla causa liberal-democratica.

Per questo auspichiamo che Matteo Renzi rimanga Presidente anche del nuovo Partito ma con l’elezione di un Segretario che questo nuovo Partito lo sappia costruire effettivamente soprattutto nelle Province.

Nuovi giovani dirigenti preparati con due sole prerogative: eletti e liberi.

Soprattutto in Toscana dove gli effetti presunti o reali di un Giglio Magico fiorentino hanno negativamente influito sull’esito elettorale.

E’ inammissibile che il Presidente Regionale Danti sia ancora al suo posto e non sia stato cacciato, dato che non ha avuto neppure la dignità di dimettersi, dopo l’incresciosa decisione di non accettare la candidatura alle Europee perché insoddisfatto del suo porzionamento in lista dopo dieci anni di Parlamentare Europeo e aver staccato il telefono e non si sia fatto più vedere in tutta la campagna elettorale.

Quanti migliaia di voti è costata questa defezione, soprattutto alla coraggiosa candidatura a Sindaco di Firenze, di Stefania?

Abbiamo bisogno di scelte politiche chiare, ma anche di coerenza e serietà.

In Toscana come in Italia persone preparate, politicamente affidabili ce ne sono molte in Italia Viva come nel mondo liberal-democratico.

Giovani, liberi e liberali, da dare all’elettore la percezione che c’è la volontà politica di costruire veramente qualcosa di nuovo al Centro.

Francesco Colucci, Riformisti x Think Tank Reformists